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Sette anni fa il crollo del ponte sul Po, un disastro senza colpevoli a Piacenza

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Sono passati sette anni dal 30 aprile del 2009, il giorno in cui una campata del ponte stradale sul fiume Po tra Piacenza e San Rocco cedette e crollò, inghiottendo alcune vetture e i loro conducenti.

Non ci furono morti, ma ci furono tre feriti, in particolare il macchinista ferroviario Antonio Rinaldi, che ancora oggi deve convivere con i postumi di quel gravissimo incidente: “Ho dolori alla schiena e alla testa costanti, che mi accompagneranno per tutta la vita. Una situazione che mi ha molto penalizzato anche sul lavoro, facendomi perdere le vecchie mansioni, con tutte le conseguenze negative del caso”.

Rinaldi prosegue con una causa civile nei confronti di Anas, proprietaria del viadotto crollato e poi ricostruito, anche dopo che nel gennaio 2015 il tribunale di Lodi aveva assolto i cinque imputati (tutti dirigenti della società concessionaria) perché “il fatto non sussiste”. Secondo le accuse il cedimento fu causato da scarsa manutenzione e incuria, mentre le difese l’hanno sempre imputato alla forte piena del fiume di quei giorni, che a loro avviso aveva mosso alcuni dei piloni che sorreggevano la campata.

I danni al territorio, e all’economia locale, furono davvero molto pesanti, ma la conclusione del processo portò anche alla fine delle pretese risarcitorie delle parti civili, tra cui il comune di Piacenza.