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Non solo Venezia, ci rimettiamo tutti

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Uno degli scatti più eloquenti di Berengo Gardin a Venezia

Non mancava che l’incidente. E alla fine è arrivato.

Non occorre ripercorrere qui le dinamiche della collisione tra la nave da crociera Msc Opera e il battello fluviale River Countess: ce l’abbiamo ancora tutti bene impresso nella memoria.

Potremmo consolarci all’idea che, in fondo, è andata anche bene in confronto a cosa avrebbe potuto combinare una nave da 75 mila tonnellate, con il motore bloccato in spinta, nei canali di Venezia.

L’elefante nella cristalleria è roba da ridere!

Ci dispiace per Msc Opera, ma ci dispiace anche, e soprattutto, per la “vecchia” River Countess che tante volte abbiamo incontrato lungo il Po e che abbiamo sempre salutato con piacere ed entusiasmo.

In tanti anni l’abbiamo vista a Cremona, a Mantova, oppure ormeggiata all’approdo di Polesella: sempre maestosa ed elegante, con i suoi croceristi così diversi da noi gente padana: anglofoni, paonazzi di sole, chiassosi, sempre immersi nella consultazione di qualche mappa delle nostre città d’arte.

La River Countess, incrociata il mese scorso, fotografata da bordo della motonave Nena

“Battello fluviale” la chiamano i giornali e la televisione. Ma a noi, che l’abbiamo sempre vista dall’acqua, è sempre apparsa come una grande nave dal profilo elegante e dall’incedere sicuro.

“Lunga 110 metri, può ospitare 130 persone. Dotata di uno staff di 42 persone offre agli ospiti un’esperienza extralusso con 61 stanze da 14 metri quadri e 4 suite da circa 25 metri quadrati. A bordo sono presenti anche un bar, un ristorante e negozi” recita la sua carta d’identità commerciale.

Ieri l’aspettavano a Polesella, ma l’attracco è desolantemente deserto: una tristezza.

Ecco perché non è vero che solo Venezia debba temere il traffico delle grandi navi tra i suoi canali. Siamo tutti noi a rimetterci, senza guadagnarci mai. In nessun caso.