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Siluri nel fossato del Castello Estense – nulla di strano

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Da qualche settimana è divenuto virale il video che immortala, nel fossato del Castello di Ferrara, due esemplari di siluro nell’atto di cibarsi di grossi pezzi di pane che qualcuno gli aveva lanciato.
Nella città Estense è noto che il fossato sia dimora di numerosi pesci, alcuni anche di enormi dimensioni e sono proprio questi ad attirare grandi e piccoli ad affacciarsi al di sopra delle mura che lo circondano, o ad abbracciare le sbarre del cancello di ferro per osservarli.
Sono molti i ferraresi che condividono lo stesso ricordo infantile, ormai una tradizione, che li vedeva salire sul sellino della bicicletta del padre, o del nonno, con un sacchetto di pane raffermo da portare ai giganteschi pesci del Castello.

Da sempre infatti il fossato ospita numerose specie e, tra le più conosciute, vi sono certamente le enormi carpe, capaci di superare tranquillamente i venti chili di peso e i vent’anni di età.
Il fossato in questione copre un’area di 15mila metri cubi d’acqua ed è direttamente collegato al Po di Volano per via di un canale affluente, ormai totalmente interrato, che scorre tra via Largo Castello e Viale Cavour.
Chi ha buona memoria ricorderà degli svuotamenti, realizzati ai fini di manutenzione e bonifica dei fanghi, avvenuti nel fossato nei primi anni ‘80 e, quelli successivi, dei primi anni ‘90. Perlomeno nelle operazioni di pulizia più recenti, si ricorda il rinvenimento di un esemplare di siluro di discrete dimensioni, catturato dai recuperatori ittici insieme a una gran quantità di carpe, carassi ed altri pesci di minutaglia. A conferma del fatto che la presenza dei siluri nelle acque del Castello è un fatto tutt’altro che straordinario e per nulla preoccupante.
Il siluro è considerato una specie alloctona per le nostre acque, non è originaria del nostro territorio ma proviene dell’Est Europa, importata dall’uomo negli ultimi decenni in maniera sconsiderata. La sua cattiva nomea deriva dal suo aspetto poco apprezzabile e dalle dimensioni mostruose che raggiunge, capace di superare i due metri di lunghezza e i cento chili di peso. Ma il siluro non è realmente il mostro delle acque, come lo descrivono coloro che amano i sensazionalismi e, nella sua presenza all’interno del fossato estense non vi è, in realtà, nulla di strano.
Il siluro è solo una delle tante specie alloctone importate dall’uomo, al pari di tutte le altre specie di pescegatto, originarie del continente americano, di tanti ciprinidi di origine danubiana, come l’abramide o la pseudorasbora, è alloctono anche il colorato persico sole, proveniente anch’esso dall’America del Nord. Il fossato apparirebbe, così, come un acquario che fotografa, più o meno fedelmente, il biotopo acquatico tipico delle acque ferraresi, costituito prevalentemente da specie ittiche alloctone.

Nessuna paura, perciò, se nel fossato si incontrano i medesimi pesci che abitano i suoi affluenti, è un fatto del tutto naturale ed, anzi, stupirebbe il contrario.
Poichè sono passati quasi due decenni dall’ultimo svuotamento del fossato e, presumibilmente, la quantità di fanghi di deposito riduce notevolmente lo spazio vitale delle specie ittiche, la presenza di predatori di taglia non desta preoccupazioni, anzi, è utile a mantenere monitorata la popolazione di pesci, garantendo equilibrio al biotopo ed evitando sovraffollamento.
I siluri, da presunti mostri, si apprestano a divenire nuove attrazioni per chi ama dar da mangiare ai pesci del Castello, sicuri che susciteranno la curiosità e lo stupore dei più giovani, senza far male a nessuno, semplicemente esibendosi nella loro danza a pelo d’acqua.