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Bracconaggio ittico, inasprite pene e sanzioni

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“Col via libera alle modifiche alla legge in materia di contrasto al bracconaggio ittico diciamo stop ai pirati della pesca, mettendo fine alla pesca abusiva di carattere industriale nelle acque interne come laghi e fiumi”. A parlare è il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti.

“Sempre più spesso sentiamo parlare di pescatori di frodo che con metodi illegali, come l’uso della corrente elettrica (elettrostorditori) o di sostanze chimiche e velenose, che uccidono gli animali in modo cruento, catturano specie protette e provvedono trasporto di pesce in condizioni igieniche precarie – spiega Croatti – Questo pescato, di dubbia tracciabilità e certificazione sanitaria, non trova rilevante apprezzamento sul territorio nazionale e viene perciò collocato nei mercati dell’Est Europa.

Si tratta di fenomeno che, ormai da diversi anni, interessa tutte le acque interne del territorio nazionale italiano, soprattutto del Centro-Nord Italia e della Pianura Padana, che produce un forte depauperamento della risorsa ittica delle aste fluviali nazionali incidendo in modo fortemente negativo sull’indotto economico riconducibile al settore della pesca sportivo-ricreativa costituito: da attività commerciali, aziende produttrici, strutture ricettive, operatori turistici e associazioni di volontariato.

Procedure, queste utilizzate dai pirati della pesca, che, in tutti i casi, sono distruttive per l’intero ecosistema acquatico che necessitavano di un aggiornamento anche per favorire la tutela dell’ambiente e della biodiversità del patrimonio italiano”.

Nel dettaglio, con questa modifica all’articolo 40 della legge numero 154 del 28 luglio 2016, andiamo a definire meglio i contorni della materia al fine di contrastare la pesca illegale nelle acque interne dello Stato per evitare che vengano catturate o prelevate specie ittiche e altri organismi acquatici con materiale, mezzi e attrezzature vietati dalla legge.

Il tutto con scopi commerciali – continua il senatore – Per farlo abbiamo inasprito anche pene e sanzioni: per i trasgressori è previsto l’arresto da due mesi a due anni e ammende fino a 6mila o 12mila euro oltre alla sospensione, ove il trasgressore ne sia in possesso, della licenza.

Questa è una misura che ci permette di intervenire anche in materia di contrasto alle zoomafie. Proprio il “Rapporto Zoomafia 2019”, presentato pochi giorni fa dalla Lav (Lega anti vivisezione), aveva evidenziato come il bracconaggio ittico fosse in forte aumento mettendo in serio pericolo l’ittofauna fino a registrare la presenza di gruppi di stranieri organizzati dediti alla pesca di frodo nelle acque interne italiane. Le sanzioni previste non erano affatto dissuasive e la normativa era decisamente obsoleta.

Negli ultimi mesi  sono state effettuate diverse operazioni di controllo da parte di reparti specializzati dei Carabinieri che hanno portato alla denuncia di numerose persone.

Questo intervento normativo è estremamente positivo, inasprisce le pene, e l’auspicio quindi è che possa cancellare definitivamente il bracconaggio ittico”.