Home in Vetrina “L’allegria regna (regnava) in quest’angolo di terra”.

“L’allegria regna (regnava) in quest’angolo di terra”.

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Il lido Barbaroux a Torino in un’immagine dell’epoca

Settembre, tempo di saluti al mare, ai bagni, al sole caldo. L’immaginario odierno lega in modo predominante le vacanze al mare e alla vita sulle sue spiagge: ombrelloni colorati, costumi e bagni nell’acqua salata. Ma c’è stato un periodo in cui non è stato necessariamente così: caldo chiamava acqua, d’accordo, ma spesso l’acqua in questione era quella dolce. E se adesso chi non va al mare si divide fra piscine e acqua park, all’epoca si ricorreva ai numerosi fiumi che scorrono nel nostro territorio.

Anche il Po, in cui adesso nessuno più penserebbe di bagnarsi, offriva luoghi pensati e attrezzati per la balneazione. Non solo spiaggette più o meno pulite per rinfrescarsi con l’acqua, giocare e passare la giornata, ma veri e propri stabilimenti balneari attrezzati di tutto punto.

Ai gruppi di bagnanti fa da sfondo un filare di cabine che, piantate su palafitte, spiccano sul verde delle frasche col loro tendaggi di vivaci colori a grosse strisce rosse e bianche e bianche e azzurre. Al largo, passano imbarcazioni a remi o a vela e dove la corrente è meno profonda sguazzano ridendo e scherzando coloro che non sanno nuotare; gli altri, i maestri, escono dal recinto segnato da apposite indicazioni ed a bracciate gareggiano con i rematori. L’allegria regna in quest’angolo di terra”.  Questa descrizione è tratta da un articolo apparso su la Stampa del 24 agosto 1927 e si riferisce al “Porto Barbaroux”. Si trattava di un vero e proprio stabilimento balneare “alle porte di Torino, sulla destra del Po, poco oltre il Pilonetto” costituito da un barcone galleggiante coperto da un tendone impermeabile, con sabbia di riporto per creare una vera e propria spiaggia.

Il primo stabilimento balneare pubblico sul Po risale al 1860. Si trattava di un edificio galleggiante posto sulla riva sinistra del fiume poco a monte del ponte di piazza Vittorio. Si pagavano sessanta centesimi per l’ingresso che comprendevano anche la fornitura di calzoni e biancheria per il bagno. Nel 1892 la struttura venne distrutta da una grossa piena. Intervenne quindi il Comune che ne costruì un altro in prossimità del Ponte Isabella, sempre sulla sponda sinistra. Inizialmente era destinato ad un pubblico unicamente maschile, ma presto la richiesta delle donne di poter godere di un bagno simile fece sì che nel 1896 il Comune delimitò una parte riservata alle donne e divisa da uno steccato.

Per molti anni il Po offrì un luogo di svago e divertimento ai torinesi che amarono molto bagnarsi, rinfrescarsi e non da ultimo, imparare a nuotare lungo le sue rive. E poi? Quando fu che il grande fiume venne abbandonato?

Ancora nei primi anni ‘50 risultavano attivi cinque lidi comunali creati sempre con sabbia di riporto, ma in un altro articolo sempre de La stampa del 1954 si legge della possibilità di proibire in modo assoluto la balneazione nel Sangone inquinato dallo spurgo delle industrie della zona, possibilità che il Prefetto di allora si ritrovò a esaminare.

Possibilità che divenne realtà dieci anni dopo, non limitatamente al Sangone ma estesa a tutti i fiumi torinesi. Nel 1964 con delibera comunale venne proibita la balneazione nei fiumi, affissa apposita segnaletica e preposti vigili al mantenimento di tale ordinanza. I fiumi erano inquinati, solo le acque in montagna, vicino alla sorgente vennero ancora ritenute sicure.

Cominciò così a crearsi quella spaccatura che in quegli stessi anni, siamo nel 1970 per la precisione, fece scrivere a un giornalista della Stampa che “i fiumi muoiono lentamente servendo sempre meno la collettività”.