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Terremoto: è di nuovo domenica

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di Andrea Dal Cero

E’ di nuovo domenica. Una settimana di dolore e di paura è trascorsa da quando la prima scossa di questo terremoto vigliacco e inaspettato ha inchiodato le lancette dell’orologio del campanile di Sant’Agostino di Ferrara sulle 4.04. Questo orologio è un monumento evidente e desolante per tutti quelli che hanno perso la vita, gli affetti, le certezze, il lavoro e il sonno in queste giornate che sembrava non finissero mai. Sulla bella piazza del paese ferito si affacciano, si confrontano, in qualche caso si contrappongono, i simboli e i luoghi che nei secoli hanno regolato la vita della gente: la chiesa da una parte e  il comune dall’altra. Oggi sono lì, entrambi colpiti a morte, transennati e interdetti alle persone che avevano l’abitudine di andarci e la necessità di viverli, a dimostrare una volta di più, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto siano importanti per una popolazione i  luoghi di aggregazione e i simboli.
In questa settimana abbiamo scoperto quanti paesi come Sant’Agostino ci siano tra le province di Mantova, di Modena, di Ferrara e di Bologna. E quante comunità dimostrino la loro somiglianza al di là dei cartelli che ne segnano i confini e l’appartenenza amministrativa o geografica.
Oggi è di nuovo domenica e le comunità hanno sepolto i propri caduti, soccorso gli animali, accolto chi ha perduto la certezza, maledetto la sorte e la natura.
Nelle zone rosse si contano le case abitabili, nei campi e intorno ai capannoni crollati a terra si cerca di capire dove si è sbagliato e nelle aziende, così importanti nell’economia di tutta la nazione, si tenta di ripartire se appena si può.
Gli aiuti arriveranno, pare, e saranno commisurati all’entità del danno. Ma da queste parti la gente è abituata a fare le cose, non ad aspettare che altri risolvano i suoi problemi. Mario Monti ha fatto promesse precise, lo Stato si è impegnato in maniera dettagliata ed evidente per soccorrere questa zona colpita dal sisma. E’ confortante crederci, ma è altrettanto intelligente controllare con puntiglio fino a che punto e in quale misura queste promesse verranno mantenute.
Non si è mai chiesto molto allo Stato, da queste parti. Si è sempre badato di più a vivere degnamente, a produrre eccellenze esportate in tutto il mondo, ad avere livelli sociali accettabili.
Ora è il momento che ognuno faccia la sua parte e che, se l’istituzione statale ha un senso, lo dimostri in fretta.
Una buona domenica a chi ci legge dalle zone colpite, ai professionisti e ai volontari della gestione dell’emergenza e a tutti i Giornalisti di Azione Fluviale del territorio.