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La storia del Gran Pavese

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Illustrazione dal codice Le Croniche di Giovanni Sercambi Lucchese

Su questo temine: “Gran Pavese“, si raccontano alcune storie che ci riportano al ducato di Milano e alle guerre fluviali combattute contro la Repubblica di Venezia per il controllo del Po, e quindi del commercio che si svolgeva su quelle acque.

Sarebbe stato il pavese Pasino degli Eustachi (1360-1445) ammiraglio della flotta ducale, che per primo espose sulle imbarcazioni che tornavano a Pavia tutte le bandiere conquistate, assieme a quelle delle signorie amiche. L’episodio sarebbe riferibile alla battaglia fluviale del 23 giugno 1431, dove una squadra veneziana di 28 galee armate e altrettante da carico che risalivano il Po per cingere d’assedio Pavia, venne sconfitta.

Per la clamorosa vittoria, nel ritorno, Pasino avrebbe fatto issare sulle navi ogni tipo di tela variopinta in segno di esultanza, comprese le uniformi degli ufficiali catturati. Questa è la storia un po’ leggendaria arrivata sino a noi, ma la versione che fa derivare la parola Pavese dal nome della città di Pavia è una delle tante citate da molti autori, è per un tipo di scudo in dotazione dei combattenti.

Opicino de Canistris, nel Libellum de descriptione Papie, scritto ad Avignone dal 1330 al 1336, nella descrizione della città di Pavia, cita: Possiede i porti di due dei maggiori fiumi della Lombardia, sono importate merci da diverse parti del mondo, fino là dall’Adriatico dove si trova Venezia. Salgono  lungo il Po e il Ticino navi con sale e altre mercanzie,  discendono lungo il Ticino navi con ottimi vini dalle terre dei novaresi e dei milanesi. I pavesi sono gente esperta sia nel combattimento a terra che in acqua, capaci di costruire navi veloci e affusolate per il combattimento sui fiumi che chiamano “ganzerre”. La loro fama è nota in tutta l’Italia e da loro deriva quel grande scudo quadrato che è chiamato “Pavese”.

Il vocabolario Marino/Militare di Padre Alberto Guglielmotti  (1812- 1892)* riporta:

  • Pavese: Arma difensiva che s’imbraccia come scudo, dipinto con emblemi e colori bizzarri. Il cui nome, a parere di Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), proviene da Pavia.
  • Pavesare: Acconciare il bastimento a difesa, con gli ornamenti dei pavesi, cioè degli scudi quadrilunghi e disposti alla maniera di Pavia.
  • Pavesata: Quel riparo di tavoloni quadrilunghi dipinti come i pavesi.

Nel XII secolo, quando le guerre  divennero quasi permanenti, si combatté per terra e per acqua, dove i Pavesi acquistarono subito una grande reputazione in quel genere di guerra, e questo grazie  al “Ministerium acque” già presente nell’XI secolo e attestato nella seconda metà del XII.

Sappiamo che nei primi anni del XII secolo, Pavia era conosciuta per le sue costruzioni navali, tanto che inviò in aiuto di Milano i suoi carpentieri a costruire sul lago di Como delle navi come quelle che si costruivano a Pavia. Snelle e veloci, armate di uno sperone sulla prua le une; grosse e con torri e congegni per lanciare pietre le altre. (Confondendo per speroni quelle che dovevano essere solo le tipiche prore non solcanti e a punta anziché a ritto, che sono proprio della tradizione nautica pavese ed in parte veneta).

Scudo Pavese del 1450 (Bayerisches Nationalmuseum, Monaco)

In quell’epoca una delle parti più importanti dell’equipaggiamento di un arciere o di un balestriere era un gigantesco e pesantissimo scudo alto fino a due metri, costruito a Pavia, e per questo chiamato “Gran Pavese“; decorato con l’emblema della città di appartenenza o il santo protettore, manovrato da un “miles” (il “palvesaro o pavesaro“), che lo piantava nel terreno durante la battaglia. Erano elencati con le munizioni di guerra tenute dai municipii e si chiamavano anche: “tavolacci e targoni”. In origine i “palvesi” erano di legno, molto pesanti, con copertura esterna di tela, gesso, e anche in metallo mentre internamente erano foderati di pelle. Qualche volta avevano una feritoia, oppure erano accoppiati a cerniera.

Questa protezione permetteva al balestriere o all’arciere di ricaricare l’arma e di proteggersi dai colpi nemici. Quando la battaglia era navale, allora i “palvesi” disponevano i loro scudi l’uno vicino all’altro, lungo le murate, (vale a dire i fianchi della nave). Passando poi nelle marine medioevali agli scudi che i marinai, al momento del combattimento, disponevano lungo le murate della nave per formare un parapetto difensivo.

Tutti questi scudi variopinti e variamente decorati  finirono per decorare le murate delle navi anche in periodi di pace, con drappi multicolori anziché con gli scudi. In seguito poi questa decorazione passò dalle murate all’alberatura della nave, e così nacque il “Gran Pavese” che noi conosciamo.

*Particolarmente nota è la sua grande e dettagliata opera sulla Marineria pontificia (Storia della Marina pontificia, e il Vocabolario marino e militare del 1889).