Home Acqua e Territorio Trivelle nella Bassa: la Regione Emilia-Romagna le ferma per precauzione

Trivelle nella Bassa: la Regione Emilia-Romagna le ferma per precauzione

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il geyser nella frazione di Ambrogio, vicino a Copparo nel Ferrarese
il geyser nella frazione di Ambrogio, vicino a Copparo nel Ferrarese

La Regione Emilia-Romagna sospende in via precauzionale ogni autorizzazione nei confronti di tutti i nuovi progetti di ricerca idrocarburi che riguardino i territori colpiti dal sisma del maggio scorso. Lo ha annunciato questa mattina, in risposta a una interrogazione del consigliere regionale Giovanni Favia, l’assessore regionale alla protezione civile Paola Gazzolo.

“Una dichiarazione senza precedenti per la Regione – commenta Favia – che ha fatto propria la mia richiesta di far valere il principio di precauzione in merito allo sfruttamento del sottosuolo: sospendere qualsiasi decisione in merito a tutti i nuovi progetti di ricerca idrocarburi che riguardino i territori colpiti dal sisma del maggio scorso”.

Nella sua interrogazione a risposta immediata Favia rilevava che “da alcune settimane, dopo abbondante fuoriuscita di metano e liquidi in alcuni terreni nei comuni di Copparo e di Serravalle, in provincia di Ferrara, si sono verificate anomale fuoriuscite di gas con vulcanetti di terriccio anche nella zona Diamantina nel bondenese, nonché anomale presenze di gas nei pozzi artesiani di via dell’Industria e via Argine postale del comune di Mirabello e diverse segnalazioni di geyser, crepe nel terreno con fuoriuscite di gas metanifero segnalate in numerosi territori ferraresi”.
A questo il consigliere aggiungeva che a maggio 2013 la società Exploenergy S.r.l., titolare dell’istanza di permesso di ricerca “Reno-Centese” di 646 kmq, ha presentato domanda al Ministero dell’Ambiente per individuare, nel sottosuolo compreso tra i comuni di Finale Emilia, Medolla, Mirandola, Camposanto, Ravarino, Bomporto e San Felice sul Panaro, “quindi, una zona pienamente coincidente con il cratere del terremoto del 2012”, la presenza di idrocarburi e “che da media locali si ipotizza che la ricerca sia indirizzata ad accertare la presenza di “shale gas”, estraibile solamente attraverso perforazioni orizzontali e fratturazioni idrauliche, quindi, interventi con la tecnica del “fracking”.

“Questa è già una grande vittoria, seppur temporanea  riprende Favia – che farà tirare un sospiro di sollievo a tutti quei comitati che si stanno battendo contro le “trivelle selvagge”, in primis chi lotta contro il famigerato permesso di ricerca “Reno Centese” tra le province di Modena, Ferrara e Bologna”. Temporanea perché la sospensione sarà valida “fino a che non sarà noto l’esito della Commissione tecnico-scientifica istituita”. Ma la Commissione, istituita per indagare sul rapporto possibile tra terremoto e fracking, la cui prima seduta doveva tenersi il 4 aprile scorso, “non si è ancora pronunciata a causa delle dimissioni improvvise del presidente e successivamente di un altro componente della stessa”.

“Ora la mia attività – preannuncia il consigliere – si concentrerà proprio su questa commissione internazionale (che fu proposta da Errani in seguito ad una mia richiesta di commissione d’inchiesta regionale sui legami tra sisma e sfruttamento del sottosuolo all’indomani del terremoto) per ora più un oggetto del mistero che altro, con molte ombre e poche luci, a cominciare dall’evidente conflitto d’interesse che ricade sul nuovo presidente, nominato il 3 maggio scorso, Styles, sostenitore aperto della tecnica del fracking. Non è un buon inizio. Per questo ho protocollato una richiesta ufficiale al presidente Zoffoli di convocarlo in Terza Commissione, per capire quali saranno i tempi e le modalità operative di questo comitato scientifico”.

Tornando alla bassa Emiliana ed all’interrogazione, “tutto quanto sta avvenendo in questi giorni (vulcanelli eruttanti, simil geyser, emissioni di gas, gorgoglii) deve essere attentamente monitorato e non ci basta l’assicurazione che la Regione provvederà, ne controlleremo l’operato con analisi indipendenti (abbiamo già fatto dei campionamenti) senza fermarci alle dichiarazioni del “metano in eruzione” da residui palustri. Il sottosuolo è troppo importante per affidarlo in gestione alle società petrolifere, riprendiamocelo”.

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