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L’oro bianco dei fiumi: il cògolo

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La Piazza Ducale di Vigevano

Le pavimentazioni in sasso di fiume sono una caratteristica storicamente consolidata dei nostri centri storici e delle nostre città. Il materiale utilizzato è una risorsa che la natura ci mette a disposizione: il ciottolo di fiume, denominato “cògolo” (termine d’origine veneta, derivato dal commercio con i vetrai veneziani).

E’ un prodotto del trasporto alluvionale di rocce sedimentarie disgregate, ha forme diverse, tutte più o meno arrotondate. Di solito i sassi più rotondi sono i più erosi e quindi anche i più antichi.

Anche le dimensioni sono molto diverse, perché l’antica disgregazione ha dato origine a frammenti di differenti misure, inoltre l’erosione dovuta al rotolamento dei ciottoli ne diminuisce la dimensione.

La Siria ebbe un’importanza determinante nell’artigianato del vetro, da qui, i veneziani ne appresero e importarono l’arte, che introdussero verso il 1100 nella loro città, e nel 1291 per evitare il pericolo di incendi, le fornaci dei vetrai veneziani vennero trasferite nell’isola di Murano, il cui nome è diventato per antonomasia sinonimo di vetro. I vetrai veneziani,  si costituirono in corporazioni dagli statuti ferrei, e pene severissime, per garantire i segreti della lavorazione.

Verso la fine del XV secolo Venezia divenne il centro vetrario più prestigioso non solo d’Europa, ma del mondo intero. Dobbiamo attendere il periodo medioevale perché la lavorazione del vetro, ristretta a poche zone dell’Italia, della Francia e della Germania, si diffondesse in tutto l’occidente.

I vetrai di Murano, acquistavano enormi quantitativi di questi sassi che erano trasportati per via d’acqua con dei grandi barconi neri a fondo piatto, tra cui la: “Rascona”, detta anche “nave di Pavia”, appartiene alla numerosa famiglia delle barche che navigavano lungo i fiumi e canali del nord italiano, famiglia a cui facevano parte oltre al famoso Burchio,  la Bastarda, il Magano, il Bucintoro (da non confondersi con quello usato a Venezia per lo sposalizio con il mare), la Pescantina ed altre.

Storicamente la prima concessione giunta a noi, è quella concessa nel 1402 al vetraio pavese Marco Cremosano. Nel 1559 è rilasciata a Pietro Francesco Busca, (il precedente concessionario aveva abbandonato l’attività l’anno precedente per i danni economici subiti a causa della chiusura per la peste, dei commerci verso Venezia). Il Busca risulta membro dei Maestri delle Entrate Straordinarie dello stato di Milano, e aveva inoltrato richiesta di privilegio al re Filippo II (1527-1598), il quale concesse in perpetuo a lui e alla sua discendenza, con la clausola di pagare il dazio alla Camera e alla condizione, che si consentisse la raccolta per l’attività delle fornaci di vetro nello stato di Milano.

Con questo privilegio i Busca sfruttarono l’estrazione sino a metà del settecento, periodo in cui i vetrai veneti iniziarono ad utilizzare una certa terra che: “eguagliava ai cògoli da far vetro”, terra che sostituiva bene la polvere ottenuta dalla frantumazione dei sassi del Ticino; quindi non fu più economicamente remunerativa l’estrazione e la vendita di detti sassi. I Busca avevano a loro carico le spese dei barcaioli e degli addetti alla raccolta, il materiale era poi condotto a Pavia e custodito nel “serraglio dei cògoli” situato lungo le rive del fiume.

La vendita avveniva con contratti novennali, in forza dei quali i vetrai di Murano si obbligavano ad acquistare annualmente un certo quantitativo, pagando un prezzo predeterminato con l’aggiunta d’alcune “onoranze”, vale a dire beni in natura come: bicchieri fini, moscatello di Candia, torce di cera (la cera circolava in pani, ed era disponibile in diverse qualità, ma vista la richiesta di ceri il prezzo era molto elevato),  miele, pistacchio, pepe e spezie, merci orientali, pregiate introvabili in Pavia.

Seppur tutelati da contratti a così lunga scadenza, ai Busca non mancarono stagioni di crisi, vuoi per piene improvvise del fiume che travolgeva e disperdeva le pigne di sassi, pazientemente ammassati sulla riva, che pertanto dovevano di nuovo essere puliti dalla sabbia e dal fango; vuoi per il mancato acquisto da parte dei muranesi, perché provvisti di scorte. La movimentazione dei cògoli dal fiume alla barca, dalla barca al magazzino, e da quest’ultimo sulle navi adibite al trasporto a Venezia era fatto a mano, centinaia di migliaia di bianchi sassi passavano di mano in mano, era un duro lavoro che, però sfamava centinai di bocche.

La Piazza ducale di Vigevano è una testimonianza di questo antico lavoro.