Home Acqua e Territorio Un nuovo impianto per la pianura. Salvi 26 mila ettari di coltivazioni

Un nuovo impianto per la pianura. Salvi 26 mila ettari di coltivazioni

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di Gabriele Arlotti

Mondine (Mantova, 5 luglio 2012) – È arrivato il momento di ricostruire. E anche se “il meglio deve ancora venire”, come dicono qui dalle parti di Luciano Ligabue, per il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale il meglio è già alle porte ed è a tempo di record.

Cinquemila litri d’acqua al secondo per tutti i 26 mila ettari della pianura modenese: questi i numeri del nuovo impianto di irrigazione attivo da qualche settimana a Mondine (a monte del Vecchio impianto), che verrà inaugurato il 9 luglio alle 10.45 insieme al sottosegretario all’agricoltura Franco Braga, all’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Tiberio Rabboni.
Novi di Modena, Carpi, Soliera, Concordia in sinistra Secchia, Campogalliano, parte del comune di Modena e Rolo, zone in cui le coltivazioni hanno da sempre un forte rilievo, sono adesso in salvo dopo le forti scosse sismiche di maggio. Ed anche se l’impianto è provvisorio per ora le risaie, i frutteti, le zone del Lambrusco e del Salamino Santa Croce, e i campi di foraggere da Parmigiano Reggiano o cerealicultura sono serviti da un’irrigazione che rende pressappoco come l’impianto danneggiato dal terremoto.
“Non si poteva attendere altro tempo – afferma Marino Zani, presidente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale che farà gli onori di casa per un’inaugurazione sobria nel rispetto della tragedia –  e il Consorzio ha dunque provveduto ad anticipare le spese in stato di necessità per far fronte a questa fase dell’emergenza e trovare una soluzione almeno per la stagione irrigua del 2012. Ma questo deve essere una soluzione temporanea e, certo, non quella definitiva. Non solo: l’impianto, di potenzialità inferiore rispetto a quello danneggiato, nella fase di massima richiesta irrigua richiede di razionalizzare al massimo la distribuzione ed effettuare turni di distribuzione. Per questo si chiede la collaborazione degli agricoltori”.
L’impianto provvisorio è stato realizzato in prossimità del danneggiato impianto di Mondine che attinge le acque che giungono dalla derivazione sul fiume Po a Boretto attraverso il canale derivatore e il cavo di Parmigiana Moglia e le immette nel cavo Lama (Canale Quinto) che le distribuisce nel territorio modenese.
Non poche però le difficoltà. Dice Domenico Turazza, direttore del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale: “Fino allo scoppio del grande caldo, complici anche le piogge di maggio, siamo riusciti a deviare l’acqua che scendeva dal Secchia da Castellarano (circa 1500 litri al secondo), ma da metà giugno il cambio di temperatura e lo sviluppo colturale, hanno fatto incrementare notevolmente le richieste idriche dell’alta pianura mentre contemporaneamente la portata disponibile sul fiume Secchia era in calo. Fortunatamente siamo intervenuti appena in tempo e abbiamo evitato il collasso”.
Grande e meticoloso il lavoro dei tecnici e degli operai del consorzio e di alcune ditte specializzate che hanno contribuito alla realizzazione dell’impianto, con anche l’allestimento di una vera e propria “officina all’aperto” per la lavorazione delle tubazioni di mandata in ferro. Un’équipe che ha messo in piedi un impianto potente, con una cabina elettrica provvisionale alloggiata in due container, macchine, opere elettromeccaniche e tubazioni di scarico lunghe più di 20 metri. Dettaglia la dirigente e Paola Zanetti: “Dovendo operare a canali invasati, sono state realizzate celle di aspirazione delle pompe tramite l’infissione di palancole metalliche lunghe 12 metri sulle quali è stata appoggiata la struttura di sostegno delle tubazioni in ferro entro cui sono state immesse le elettropompe sommergibili con potenza motore di 250 Kw cadauna, per un totale di 500 Kw”.

E’ andata così

L’evento tellurico del 20 maggio danneggia seriamente l’impianto idrovoro di Mondine. Ma il colpo micidiale il sisma lo sferra nelle due scosse del 29 mentre è in corso, per altro, un sopralluogo ai danni da parte dei tecnici del Consorzio. Da subito preoccupa la sicurezza idraulica del comprensorio, garantita dall’idrovora di Mondine, che assicura lo scolo di un territorio di 50.000 ettari, che va dall’Enza al Secchia a Nord della via Emilia comprendendo i centri abitati di Correggio, Poviglio e Carpi. Una zona fortemente urbanizzata, caratterizzata da un’economia estremamente avanzata, in cui lo scolo delle acque superficiali nel Fiume Secchia è garantito dall’impianto di Mondine, messo fuori uso dal terremoto. Ma una prima conseguenza del crollo di Mondine è la sospensione del servizio irriguo per un’area della provincia modenese di 26 mila ettari che va da Novi di Modena a Carpi, Campogalliano e Soliera.
“In quei 15 giorni – spiega Paola Zanetti, dirigente – siamo riusciti a deviare in questo angolo di pianura irrigua l’acqua che scendeva dal Secchia da Castellarano (1500 litri al secondo), turnando le richieste che fortunatamente non erano molte. La pioggia di maggio per altro ci ha aiutato”.
Da lunedì 18 giugno è però cambiata la temperatura, le portate del Fiume Secchia sono diminuite e mentre le richieste irrigue sono aumentate notevolmente su tutto il comprensorio. Grazie alla competenza e alla professionalità di tecnici e personale operativo del Consorzio, nonché al supporto di un’impresa, siamo riusciti a completare l’impianto di emergenza che è entrato in funzione sabato il 16 giugno: appena in tempo!
“Se non fossimo intervenuti tempestivamente – conclude la Zanetti – sarebbe collassata una delle zone agricole d’eccellenza in Pianura Padana e non solo”. Ora il nuovo impianto solleva acque che da Boretto, attraverso il canale Derivatore e poi il cavo Parmigiana Moglia, arrivano a Mondine e, da qui, sono immesse nel Cavo Lama (Canale Quinto) per servire la pianura modenese in sinistra Secchia.