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Da Bologna a Baku per il Grande Fiume

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Tullio Mozzini e Riccardo Bugada

E’ partito questa mattina dalla banchina portuale di Pontelagoscuro un “pacco” della ditta bolognese GEA, con destinazione Baku, capitale dell’Azerbaidschan.

Georg Sobbe, comandante della motonave Nena era lì e ci racconta di questo incontro tra veri “lupi di fiume”.

il trasbordo a Pontelagoscuro

A caricarlo sulla chiatta Sile 3 venuta da Mantova un’autogru gigantesca, sotto lo sguardo vigile del capitano Tullio e del suo marinaio Riccardo. “Questo è già il quinto trasporto speciale che facciamo quest’anno, e l’anno scorso ne abbiamo fatto sette. Di solito andiamo da Mantova a Venezia o viceversa navigando sul Fissero-Tartaro Canal Bianco, ma questa volta ci hanno chiesto la tratta da Ferrara al Porto di Chioggia e quindi scendiamo per il fiume Po.”

“Il Po in questi giorni ha fatto un metro e mezzo di acqua nuova e pertanto siamo arrivati senza problemi”, continua Tullio. “Meno male, perché abbiamo notato che la segnaletica sul Po è scarsa e in alcune zone manca completamente, così è facile incagliarsi, e questo ci fa capire che la navigazione sul Po non esiste più.”

Nel pacco per Baku c’è un compressore–separatore di olio, del peso di più di 42 tonnellate. E’ arrivato da Bologna a Ferrara su strada, va da qui fino a Chioggia e viene trasbordato a Chioggia su altra nave. Da Porto Levante a Chioggia dovranno andare per mare perché la scorciatoia per il Canale di Brondolo non è praticabile per via di un ponte basso che da anni tarda di essere rifatto. Un percorso lungo e difficile, eppure qualcuno in questi trasporti speciali sull’acqua trova una certa convenienza.

Tullio e Riccardo sono partiti ieri sera e hanno fatto tappa a Sermide. Sul rimorchiatore Mirasole che spinge il Sile 3 fino a Chioggia, vivranno insieme per cinque  giorni.

Riccardo è appena tornato in bici dalla spesa nel paese vicino. Tullio avrebbe preferito una bistecca, ma Riccardo ha trovato solo salsicce. Si prende quello che si trova.

Tullio ha passato tutta la vita sulle barche, ha appreso il mestiere dalla ditta di famiglia che faceva trasporti fluviali e lagunari con dei burchi di legno. Era il lontano 1957. Ora ha 75 anni e non vede l’ora di ritirarsi, per l’ennesima volta, perché ogni volta che aveva deciso di lasciare l’hanno chiamato di nuovo perché di gente come lui che conosce il fiume ce n’è rimasta poca.

Ed è proprio la solitudine e la stanchezza del barcaro di fiume che appare negli occhi mentre sorride. Nei cantieri, nei posti di manovra, negli uffici, “non c’è più nessuno che sappia…” commenta Tullio, “e quel poco di poesia che c’era, prima o poi ti passa per davvero”.

Finalmente in navigazione sul fiume verso Porto Levante

Poco prima di ripartire i due si informano sulla navigazione sull’idrovia ferrarese.  Un percorso ad ostacoli che attualmente non ti fa arrivare fino al mare. Il progetto idrovia era destinato al trasporto commerciale su acqua. Chissà se ci potrebbero essere delle nuove commissioni per trasporti, speciali ma anche normali, o magari anche qualche nuova imbarcazione turistica che ci prova.

Il pacco a Baku arriverà tra alcuni mesi. Il fiume, il mare non sono luoghi di fretta, ma sicuramente il pacco arriverà.

Il ponte sotto cui la chiatta Sile 3 non riesce a passare è il ponte ferroviario di Rosolina, che ferma il traffico fluviale da molto prima che nascesse il Giornale del Po.

Progettato e costruito per essere alzato al passaggio delle navi, a tutt’oggi non funziona – scrivevamo nell’aprile del 2013 – Posto proprio all’accesso delle idrovie del Po, costituisce con la sua luce di 4,75 metri un ostacolo insormontabile per tutto il sistema fluviale, riportando un moderno sistema di chiuse e strutture adeguate alla classe quinta (adatto per il passaggio di navi fino 10 metri di larghezza e 115 di lunghezza) alla classe terza, di gran lunga inferiore per dimensioni e importanza commerciale.