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Una lapide per ritrovare il paese che non c’è (o almeno non c’è più)

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Siete mai stati nel “paese che non c’è”? Vi do qualche indizio: lo sfiorate spesso, passando in automobile o in treno, per lasciare Ferrara e attraversare il fiume Po.Si tratta di un luogo ai margini della città, accoccolato sotto gli argini possenti. Un luogo di cui resta un pallido ricordo e che, nel venire ricostruito, è stato letteralmente spostato. Oggi ci appare sgraziato e, a torto o a ragione, spesso mal giudicato. In un tempo non molto lontano era un paese bellissimo, ricco e prospero. C’erano un grazioso ponte di barche, industrie floride e tecnicamente all’avanguardia, una bella chiesa con opere dello Scarsellino e del Bononi, persino una piazza delle erbe colorata dal mercato e una lunghissima via coperta che ti portava all’attracco fluviale. Se tutto questo ancora non bastasse si può aggiungere che è stato un porto franco, dove transitavano imponenti carichi di merci provenienti da ogni dove.

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