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Sempre peggio la conca di Pontelagoscuro

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La conca di Pontelagoscuro

Siamo ormai alla metà di marzo ma la conca di Pontelagoscuro resta chiusa ogni fine settimana. Questo perché la Ragioneria della Regione Emilia Romagna attraverso l’ufficio responsabile (Servizio Area Reno e Po di Volano – Agenzia Regionale per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile) tiene bloccati i fondi per finanziare questo servizio.

E così, mentre le conche di Valpagliaro e addirittura quella ancora sotto sequestro di Valle Lepri sono presidiate da operatori addetti alle aperture (che non si effettuano per inutilità delle strutture), proprio la conca di Pontelagoscuro, che collega la darsena di Ferrara al Po Grande non dispone di un operatore fisso e rimane chiusa anche nei giorni festivi davanti alla prua della Motonave Nena e di altri possibili fruitori fino a data da destinarsi.

La conca, costruita nel 2003, notoriamente progettata male e con continui guasti tecnici, rimane di norma chiusa nei weekend invernali, ma con l’arrivo della bella stagione dovrebbe riprendere il suo servizio.

In questi giorni invece ai gestori della Nena è stato riferito che la struttura resta fuori esercizio nei fine settimana e che ci potranno addirittura essere dei problemi nei pomeriggio dei giorni feriali legati all’eventuale indisponibilità del personale.

Così, mentre nessuno ha ancora risposto alla richiesta di risarcimento danni inoltrata dai gestori della Nena all’Ente in questione in occasione di una gita a Venezia naufragata all’interno delle paratie il 22 settembre scorso, solo al momento di riprendere la navigazione con escursioni programmate e pubblicizzate da tempo, è arrivata questa nuova e devastante novità.

Una pessima gestione degli impianti che riguarda soltanto la Destra del Po. In Veneto invece, chi vuole andare in barca da Porto Tolle a Venezia o a Mantova può passare  in tutte le conche con un semplice telefonata ad un numero verde e le porte si aprono, come per magia, telecomandate da un centralina e 24 ore su 24.

Per la Nena al danno di immagine e a quello per mancati introiti, si aggiungono i problemi dovuti all’interrimento della darsena di Ferrara e dei canali cittadini, il pessimo stato delle sponde dei canali cittadini invase da immondizia di ogni tipo, e dalla non segnalata presenza di ostacoli e alberi in acqua.

Tutto questo sembra indicare che in città, in provincia e in regione della navigazione turistica non interessa nulla e che l’imprenditore che a Ferrara ha scommesso sulla navigazione potrà soltanto andare a cercare la sua fortuna su un’altra sponda.