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Po Grande riserva MaB. Ma cosa significa?

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Poco più di un mese fa il tratto mediano del fiume Po, denominato dai suoi promotori Po Grande, è stato nominato dall’Unesco Riserva MaB.

Di cosa si tratta? Mab significa Man and Biosphere ed è un progetto scientifico avviato già nel 1971 “per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile”.

In altri termini il progetto Mab si concentra sull’aumentare la capacità e l’interesse della popolazione a gestire in maniera efficiente e sostenibile le risorse naturali del proprio territorio. Il progetto diventa concreto articolandosi in zone, chiamare appunto Riserve. Attualmente sono 701 le Riserve MaB nel mondo e 19 di queste si trovano in Italia. Le prime due riserve MaB italiane furono dichiarate tali nell’ormai lontano 1977. Si tratta della Riserva di Collemeluccio-Montedimezzo in Isernia e della Riserva del Circeo, che comprende l’omonimo Parco Nazionale.

Il progetto Man and Biosphere incontra il Po solo in anni più recenti. Siamo nel 2013 quando la zona del Monviso viene dichiarata Riserva transfrontaliera tra Francia e Italia. Nel suo territorio si trovano una grandissima varietà di ecosistemi che vanno dalla quasi pianura, 450 mt sul livello del mare fino ai 3841 del Monviso. All’interno di questo territorio si trova il luogo di nascita del grande fiume. Pian del Re, ai 2020 mt di altitudine è l’inizio del lungo viaggio del Po che attraverserà poi tutta l’area centrale della Riserva.

Il Monviso è l’inizio non solo del fiume ma anche di nomine successive: un paio di anni più tardi, siamo nel 2015, arriva la nomina di Riserva MaB anche per il Delta del Po, affascinante territorio che vede il nostro ormai maestoso fiume raggiungere il mare. Territorio affascinante come già detto, e unico visto che è tra le più grandi riserve nazionali di zone umide con sbocco a mare privo di sbarramenti.

MaB e Po si incontrano nuovamente anche l’anno successivo: siamo nel 2016 e viene nominata Riserva la zona denominata Collina Po. Si tratta del territorio contiguo alla Riserva del Monviso ma rispetto a quest’ultima il paesaggio cambia molto: non troviamo più le alte vette alpine ma l’ambiente fortemente antropizzato alle porte di Torino. Il fiume esce poi dalla città e scorre ai piedi della collina, da qui il nome della Riserva. Paesaggi e sistemi sociali diversi ma unificati dal percorso del fiume che ne costituisce un elemento di forte continuità.

Ma il percorso di Po e MaB insieme non è ancora terminato: il progetto Unesco e il Po si incontrano nuovamente e in tempi recenti, poco più di un mese fa. Il territorio denominato Po Grande viene nominato Riserva il 19 giugno 2019 dal Consiglio Internazionale di Coordinamento del Programma MaB riunito a Parigi nella sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione la Scienza e la Cultura. Si tratta del tratto medio del fiume: dalla provincia di Piacenza in poi per ben 250 km fluviali suddivisi fra 85 comuni appartenenti a 3 regioni, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, regione aggiuntasi solo in un secondo momento visto che in prima battuta il progetto aveva un bacino ridotto di 64 comuni.

Ad oggi dunque buona parte del percorso del fiume rientra in una Riserva MaB, ma non tutto. Rimangono escluse due zone, una a monte della neoeletta Riserva e l’altra a valle, prima dell’inizio della Riserva del Delta. Perché? Meuccio Berselli, Segretario Generale Autorità di Bacino del fiume Po, ente capofila tra i promotori della candidatura, sostiene la necessità di procedere a piccoli passi pur con l’obiettivo di far rientrare nel progetto dell’Unesco tutto il tragitto del fiume, dotato di un’identità forte da sostenere e promuovere. Un percorso lungo dunque ma con un obiettivo chiaro.

Ma quale valore ha la nomina di un certo territorio a riserva MaB? Il programma dell’Unesco ha come obiettivo finale la promozione dell’equilibrio fra la comunità umana e l’ecosistema in cui questa comunità è inserita. Irina Bokova, Direttrice Generale dell’Unesco nel 2011 le definì: “… una rete funzionale di laboratori all’aria aperta”.

Ogni Riserva deve perseguire tre funzioni: “Conservazione delle risorse genetiche, delle specie, degli ecosistemi e del paesaggio, Sviluppo socioeconomico sostenibile e Supporto logistico per incoraggiare e sostenere le attività di ricerca, di sorveglianza, di formazione e di educazione ambientale” (fonte: minambiente.it). Funzioni che servono da guida per l’individuazione, all’interno della Riserva, di tre zone: la Core Zone, la Buffer Zone e la Transition Zone. Nella prima, la core zone, rientrano le aree protette in cui sono possibili unicamente la ricerca e l’attività a impatto zero.

Contigue a questa troviamo le buffer zone o zone tampone: sono aree in cui si possono realizzare attività compatibili con la conservazione, dunque l’educazione ambientale, l’ecoturismo, il monitoraggio e la ricerca scientifica. L’area più esterna è la trasition zone in cui è possibile avviare attività che consentano lo sviluppo economico e umano ma sostenibile.

Riferito alla Riserva Po Grande questa zonazione dà ragione del carattere di “laboratorio” ricordato prima. Si tratta infatti di un territorio ricco di biodiversità, con ambienti ancora fortemente naturali pur se inserito nella “Pianura Padana, la pianura più estesa d’Italia, e una delle più ampie e produttive, intensamente sfruttate dell’Europa” (cit. Dossier di candidatura Po Grande). Si apre quindi una grande sfida dal momento che proprio in questo territorio, dove anche l’agricoltura è fortemente intensiva e l’inquinamento un problema assolutamente non indifferente, si possa parlare, o tornare a farlo, di sostenibilità ambientale

Al momento stanno iniziando i lavori di gestione della Riserva. Pochi giorni fa, precisamente il 26 luglio a Piacenza, si è insediata l’Assemblea Plenaria dei Sindaci, luogo in cui dovrà attuare la partecipazione attiva degli interessi del territorio. A settembre invece verranno eletti gli organi di governo per la programmazione degli investimenti futuri.