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Uso plurimo delle acque bene comune

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Pubblichiamo un intervento di Georg Sobbe, presidente dell’Associazione Fiumana a proposito dell’uso plurimo delle acque bene comune. E’ il momento della condivisione della risorsa, del bello, della navigazione lenta nel bacino padano.

Uso plurimo delle acque bene comune e l’esempio del Canale Virgilio

Molti corsi d’acqua in pianura padana, soprattutto canali, sembrano da decenni dimenticati dal mondo, fermi, stagni, apparentemente inutili. Solo ogni tanto, per un incidente, un’automobile affondata, una piaga di nutrie, i media ci ricordano della loro esistenza.

Poi, una volta all’anno, di solito per vie istituzionali e la mission di qualche ente di bonifica veniamo informati della loro indiscutibile importanza, per la gestione della risorsa acqua, per l’agricoltura, la sicurezza idraulica ecc.

Da qualche anno però si avvertono timidi segnali di cambiamento. Si può notare ad esempio che sempre più cittadini e gruppi di interesse vogliono vedere i fiumi e canali resi navigabili, costeggiati da piste ciclabili, al servizio della mobilità e del turismo dolce.

E’ il caso di alcuni tratti del fiume Adige (sopralluoghi della ditta “Delta Tour” sull’Adige tra Badia Polesine e Albaredo), delle antiche vie d’acqua intorno a Padova, del canale di Burana alle porte di Ferrara (progetto ‘Metropoli di Paesaggio’), del Canale Virgilio che un giorno potrebbe collegare il Lago di Garda con la città di Mantova e di conseguenza con intero sistema idroviario padano.

Infatti è proprio nel caso di quest’ultimo che si è parlato di recente su alcuni quotidiani di “uso plurimo delle acque bene comune”.

In realtà il canale Virgilio (1930-32) che ha origine da una deviazione del fiume Mincio in corrispondenza della diga di Salionz, è un’opera irrigua del Consorzio di bonifica Garda Chiese, lungo ca 18 km, non molto diverso da altri canali di bonifica. Ne testimonia una scritta in latino nell’edificio della presa che recita: ARENTIA TEMPERAT ARVA – CAMPUM PETIT AMNIS (“le acque del fiume siano un ristoro per gli aridi campi”).

D’altra parte, mettere in collegamento via acqua due mete turistiche quali il Lago di Garda con ca 9 milioni di presenze turistiche annue e la città di Mantova potrebbe essere una chiave di volta per un vasto territorio, ad oggi in prevalenza a vocazione agricola.

“È un progetto nato dal territorio … che ha nel comune di Mantova, per evidenti motivi, il principale sostenitore. La regia del tutto è però affidata all’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, …, che ha già provveduto, ancora nel 2011, ad avviare una collaborazione con le regioni Veneto e Lombardia per una pianificazione territoriale coordinata per le «Terre a cavaliere del Mincio e del Garda».”

Vedi https://www.larena.it/territori/garda-baldo/il-sogno-collegare-il-lago-al-po-1.8269541

Per l’autorità di Bacino gli obiettivi oltre a quelli economici immediati sono anche quelli di incrementare una mobilità sostenibile “in grado di connettere maggiormente le aree di pregio presenti, creare al contempo nuove economie e un’esperienza unica di scoperta del territorio nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità locale.

La reazioni del Consorzio di Bonifica Garda Chiese cosi come delle associazioni agricole non si sono fatte attendere: con una dura presa di posizione Coldiretti, Confagricoltura e Cia, raramente unite sui temi d’interesse della categoria, si sono espressi questa volta compatti contro un’idea suggestiva, ma totalmente irrealizzabile, in quanto l’uso agricolo delle risorse idriche è prioritario rispetto alle finalità turistiche”.

Vedi:

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2020/11/22/news/virgilio-navigabile-agricoltori-compatti-una-assurdita-1.39571335

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2020/11/29/news/sul-virgilio-navigabile-l-ex-curatore-replica-agricoltura-beneficiata-1.39599609

La replica alle contestazioni riportate è contenuta in un comunicato stampa, a disposizione della redazione del GdP, redatta dall’ex-curatore del progetto “Dal Garda al Mincio” Arch. Giancarlo Leoni, secondo il quale gli oppositori con i loro comunicati dimostrano “di non conoscere in dettaglio il progetto”.

In sintesi, tralasciando le confutazioni tecniche, Leoni descrive che il progetto doveva essere innestato sulle infrastrutture d’acqua esistenti, che avrebbe realizzato nuove opere di collegamento e sosta nel territorio, che lo sviluppo economico derivante sarebbe stato anche a favore dell’economia agricola (servizi commerciali, cicloturismo, strutture ricettive, prodotti tipici ecc).

Leoni auspica che vi siano in futuro degli incontri tra tutti i soggetti coinvolti, agricoltori compresi per dirimere le controversie e portare il progetto a beneficio di tutti, sgombrando in questo modo anche il campo da vecchi pregiudizi nei confronti degli operatori della navigazione che sanno bene: “chi naviga non porta via acqua, la sposta soltanto.”

Riappaiono bruscamente in questo dibattito le incomprensioni frutto di decenni di gestione monotematica dei territori di pianura. A partire dagli anni settanta la navigazione interna in Italia è stata trascurata in tutti i sensi e canali e fiumi sono stati sempre più considerati unicamente come fattore di profitto (approvvigionamento) e problema di sicurezza. L’acqua non faceva più parte dell’idea di mobilità e restava ad esclusiva gestione di alcuni enti e settori, con funzionari ed amministratori sempre più ottusi o non curanti nei confronti dell’acqua bene comune.

Buona parte delle acque interne in Italia sono diventate a tutti gli effetti inaccessibili alle persone comuni e ci vorranno anni per cambiare questa realtà, questa mentalità. Probabilmente solo una nuova strategia, in chiave sostenibile, ambientale, ecologica e infine anche turistica potrà cambiare questa mentalità e rendere le acque navigabili, o laddove questo non è fattibile per lo meno accessibili.

Navigare queste acque, con barche, batane, canoe, kajak, SUP ecc è solo UN modo di accedere a queste acque, di frequentarle. Il dibattito sull’uso plurimo dovrebbe estendersi fin da subito sul valore plurimo di questi ambienti, in funzione di una pianificazione nuova, inedita, volta a recuperare l’accessibilità, la promiscuità, la biodiversità perduta. Strumenti finanziari come il Recovery Fund, del quale si parla molto in questi giorni dovranno essere applicati anche in questa chiave.