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Lungo le sponde del Po, veloci come il VenTo

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Ogni paese ha i suoi luoghi simbolo, quei luoghi che lo caratterizzano e ne costituiscono l’anima e il cuore. Il Po che con i suoi 652 km è il fiume più lungo d’Italia, è senza dubbio uno di questi.

Nel 1957 Mario Soldati, giornalista, regista e conduttore televisivo, durante la prima puntata di Viaggio nella Valle del Po, trasmissione che lo portò a seguirne il percorso dalla foce al delta, lo definì “il nostro fiume più grande, più lungo, più bello, più caro”.

Parlando di fiumi si può ben dire che da quel 1957 molta acqua è passata sotto i ponti ed altri, affascinati dal medesimo tragitto hanno provato a seguirlo e percorrerlo. Fascino che deve aver avuto un notevole significato anche per i ricercatori del Politecnico di Milano che da anni lavorano a Vento, progetto che lega questo percorso alla bicicletta. E sarà che in bici “si va veloci come il vento” ma il nome nasce principalmente per l’unione di VENezia e TOrino, a indicare anche linguisticamente la costruzione di una vera “dorsale ciclo-turistica” in gradi di collegare l’ovest e l’est della nostra penisola ma in maniera dolce, slow come si dice oggi.

Il progetto è già stato inserito nella Legge di Stabilità 2016: insieme alla Ciclovia del Sole tra Verona e Firenze, la Ciclovia dell’aquedotto pugliese e quella del Grande raccordo anulare delle biciclette di Roma andranno a costituire un primo nucleo di quello che dovrebbe diventare un sistema nazionale di ciclovie turistiche.

I fondi per la realizzazione di Vento, pari a 1.800.000 euro, sono già stati stanziati.  A giorni si dovrebbe conoscere il nome del vincitore della gara indetta il 27 settembre scorso per la realizzazione dello studio di fattibilità tecnica ed economica, bando che ha già avuto dalla sua il non piccolo merito di essere unico per tutte le regioni interessate dal tracciato, quattro in tutto. Aspetto questo che dovrebbe permettere una riduzione di tempi e costi.

Attualmente il percorso esiste per un 15% grazie a tracciati già esistenti. I ricercatori del Politecnico che da anni curano e diffondono il progetto li hanno percorsi proprio in questi giorni insieme a ciclisti curiosi e appassionati grazie al Vento bici tour 2018. Partito da Torino il 25 maggio si è concluso ieri con una tappa lunga 55 km, quelli necessari per arrivare a Venezia partendo da Adria. Un momento di divulgazione concreto più che mai che vede i ricercatori di Milano sempre in prima fila.

Altro strumenti d’informazione utile è il lavoro di Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia: “Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”. Si tratta di un documentario che racconta la prima edizione del tour, quella del 2013 – quella attuale è stata la sesta. Trasmesso a Torino qualche giorno prima della partenza del tour ha il merito di presentare il progetto ascoltando la voce diretta di chi ci lavorò fin dall’inizio. Tra questi troviamo Paolo Pileri docente di Tecnica di urbanistica del Politecnico di Milano che ha creduto fermamente nell’idea di riqualificazione che questa ciclabile porterà con sé, capace di attrarre visitatori attenti e interessati a scoprire tutte le risorse della zona. Il tutto a fronte di una spesa contenuta pari a circa 5-6 km di autostrada.

Interessante però anche per alcuni riferimenti al “come eravamo”. Perché il nostro fiume “più caro” è oggi lasciato a sé stesso al punto da divenire terra di confine, in molti casi terra di nessuno in mano a bracconieri e degrado. Ma un tempo non era così. Ma fino a che punto non era così? Sicuramente era luogo di pesca, arteria di trasporto merci, acqua utilizzabile a fini agricoli. Ma quanti ricordano che le sue rive erano le spiagge cittadine per centinaia di persone? Probabilmente di questo aspetto si è quasi persa la memoria, pure esistono ancora veri e propri stabilimenti balneari oggi spesso abbandonati.

Non ci rimane che attendere la realizzazione del progetto magari iniziando a rispettare il nostro fiume, pulirlo, guardarlo, viverlo di più.