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La secca in Po ormai viene d’inverno

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“Non troveresti neanche l’acqua in Po”, dicevano le nonne quando qualcuno si affannava a cercare i calzini che pure aveva sotto il naso. E adesso c’è il rischio che quella vecchia iperbole vada presa in senso piuttosto letterale. Il Po è drammaticamente in secca. Di acqua, ce n’è rimasta davvero poca: come se, anziché nel cuore dell’inverno, fossimo in piena estate.

La crisi idrica e l’Italia climaticamente rovesciata stanno accentuando i loro effetti. Secondo l’osservatorio AMBI  (Associazione nazionale consorzi bonifiche e gestione acque irrigue), in questi primi giorni del 2022 nei bacini siciliani c’è quasi il doppio dell’acqua rispetto all’anno scorso, mentre la portata del Po a Pontelagoscuro è pari ad appena 982,6 metri cubi al secondo, contro i 1506 metri cubi al secondo della media mensile e i 1819 metri cubi al secondo del dicembre 2021: solo un mese fa. Gli attuali 982 metri cubi al secondo si addicono a luglio ed agosto, ma non certo a gennaio, come indica il grafico ARPAE (Agenzia regionale protezione ambientale Emilia Romagna) relativo alla portata media mensile del Po a Pontelagoscuro. Se la situazione non cambia in fretta, facile immaginare come potrebbe diventare grave la sofferenza del fiume durante la prossima estate.

In base ai dati ANBI, il Po sta relativamente bene solo nel tratto iniziale, ma solo perché le temperature relativamente alte hanno favorito la fusione di parte della neve caduta sulle montagne. I fiumi piemontesi sono in leggera crescita e la Dora Baltea ha addirittura una portata pari al triplo della media per il mese. Tuttavia il benefico effetto del loro apporto si affievolisce man mano che il Po procede: gli altri fiumi dell’Italia settentrionale sono generalmente in sofferenza e avvicinandosi al delta la portata del grande fiume scende sotto la media.

La magra di questi giorni sta facendo emergere una piccola Atlantide di fiume: i poveri resti di antichi edifici divorati dal Po. Probabilmente si tratta di Polesine di San Vito, nel territorio comunale dell’attuale Polesine Parmense: un borgo che è citato in antichi documenti ma del quale non sono abitualmente visibili le tracce materiali.