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C’erano una volta i Murazzi …

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C’erano una volta i Murazzi di Torino. Ma questo “c’erano” non è fisso e immutabile come il tempo delle fiabe. E’ piuttosto qualcosa di fluido e variabile esattamente come il fiume Po che li lambisce. I Murazzi nacquero nell’ottocento come magazzini per merci e ricovero di barche, poi il fiume smise di essere vissuto, i bagnanti di inizio ‘900 sparirono attratti da acque più pulite e i barcaioli pure, non essendo più necessario il loro lavoro. I Murazzi vennero chiusi e così rimasero per qualche tempo.

Da area dismessa le arcate dei Murazzi divennero il centro della vita notturna torinese. Il cambiamento avvenne durante gli anni ’80 del secolo scorso, quando vennero aperti una serie di locali entrati a buon titolo nell’immaginario collettivo di un’intera città: Giancarlo, il Doctor Sax e altri ancora, chiunque in città li conosceva anche solo di nome.

Locali della notte in cui circolava droga, alcool ma anche musica, tanta, tantissima musica. Luoghi d’ incontri e cultura. Qui nacquero i Subsonica ad esempio e Vinicio Capossela ne parla nella canzone Il Tanco del Murazzo.

Tra chi i Murazzi di quel tempo li ha vissuti un’affermazione si sente quasi sempre: ai Murazzi andavano proprio tutti, indipendentemente dalla propria cultura e provenienza: dai ragazzi benestanti che scendevano dalla collina ai figli degli operai, oltre a musicisti naturalmente ma anche, come scriveva Gabriele Ferraris in un articolo su La Stampa “scrittori e pusher, giornalisti e pittori, studenti e poeti, sovversivi e impiegati, ladri e poliziotti”.

Questo luogo non solo fisico ma soprattutto simbolico chiuse nel 2012. Fu la Magistratura a porre fine al quasi mitico spazio della notte. Tra le cause che condussero a ciò ci furono gli abusi edilizi rappresentati dai dehors esterni, disturbo della quiete pubblica, mancanza di uscite di sicurezza.

Un luogo mitico a cui fu dedicato un vero e proprio funerale: il 28 novembre di quello stesso anno, baristi, musicisti e frequentatori che in questo luogo si sentivano a casa portarono le esequie, accompagnate da musica e canto, dai Murazzi alla Prefettura di piazza Castello.

I Murazzi conclusero così un pezzo della loro storia raccontata da Gianluca Saiu nel 2018 con il documentario Murazzi: una storia vera, liberamente disponibile sul web.

Dalla chiusura si sono succedute varie proposte di riqualificazione della zona, progetti che fino ad ora non hanno ottenuto seguito. Almeno fino a oggi. Potrebbe avere esito diverso il nuovo progetto che vorrebbe trasformare la zona senza replicare una storia così significativa quale quella appena delineata.

Il progetto punterà a quanto sembra alla costituzione di Porto urbano, si parla dell’inaugurazione delle nuove attività già per l’imminente primavera. Le discoteche saranno vietate, con limitazione della musica ad alto volume. L’obiettivo vorrebbe essere quello di rendere vivibile la zona anche di giorno e non solo di notte.

A capo del progetto troviamo la famiglia Brignone, fondatrice di Edit insieme ad altri imprenditori tra i quali anche Fabrizio Bocca di Fassoneria.