Home Flora e fauna del Po In punta di piedi nel giardino botanico di Porto Caleri

In punta di piedi nel giardino botanico di Porto Caleri

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Nel Parco del Delta del Po, dove la terra si fonde con l’acqua dolce e con quella salata, c’è un tratto di litorale che non collima con il comune concetto di spiaggia situata sulla riva del mare. Niente sabbia spianata dalle ruspe fino a diventare liscia come un tavolo da biliardo, ma dune modellate dal vento. Soprattutto, la vegetazione quasi arriva al bagnasciuga. E’ uno spettacolo decisamente inconsueto, ma si potrebbe ammirarlo sulla generalità delle spiagge italiane se solo non si effettuasse un meticoloso diserbo a beneficio dei bagnanti.

Questo lembo così particolare del delta del Po è il Giardino Botanico Litoraneo di Porto Caleri, a Rosolina Mare.

Così come quel tratto di litorale non corrisponde all’idea che generalmente si ha della spiaggia, anche il fatto che esso costituisca un giardino botanico mal si adatta alla definizione classica di un’entità del genere. Di regola, il giardino botanico è un luogo in cui si coltivano piante indigene o esotiche a scopo di ricerca. A Porto Caleri nessuno coltiva nulla – l’unico giardiniere è la natura – e lo scopo del giardino è quello di conservare e proteggere un tratto dell’ormai quasi introvabile vegetazione spontanea costiera. Le visite vanno effettuate in punta di piedi per non recare disturbo: l’ideale è camminare sulle passerelle, come quella costruita un paio di anni fa.

Pur spingendosi fin quasi alla riva del mare, man mano che ci si allontana dal bagnasciuga la flora di Porto Caleri si arricchisce fino a diventare bosco o pineta nel giro di qualche centinaio di metri. Lo spiega nei dettagli l’opuscolo della Regione Veneto dedicato al giardino botanico. Le specie più significative che esso ospita sono però, per così dire, i fiori del mare: alcune di queste specie possono crescere anche in altri ambienti, ma è veramente inconsueto vederle sbocciare sulla spiaggia.

I più vicini al bagnasciuga sono i fiori bianco-lilla del nasturzio marino (Cakile maritima). La pianta, che talvolta forma grandi cespi, ha foglie carnose per limitare la traspirazione e per difendersi dalla salsedine. Appena un poco più lontano dalla battigia riescono a fiorire il vilucchio marittimo (Convolvulus soldanella), una delicata piccola campanula rosa e bianca i cui fusti strisciano sul suolo, e la cosiddetta carota di mare (Echinophora spinosa), i cui fiorellini sono radunati in ampi ombrelli bianchi.

Allontanandosi ancora dal bagnasciuga, prima di arrivare al bosco e alla pineta ecco le dune e poi la macchia di arbusti. Fra le dune è possibile riconoscere inequivocabilmente “a naso” alcuni fiori del mare, dal momento che appartengono a specie aromatiche. Ad esempio l’elicriso (Helichrysum italicum), che sa un po’ di curry; la rucola selvatica (Diplotaxis tenuifolia); l’assenzio (Artemisia coerulescens) con cui si preparano vermut e liquori.

Ma la sorpresa vera sono alcuni fiori del mare che sbocciano fra gli arbusti immediatamente alle spalle delle dune: le orchidee selvatiche. Non imponenti e barocche come le orchidee dei garden center, ma dotate di un’eleganza sobria e discreta: il fior di ragno (Ophrys sphecodes), le cui corolle simulano l’aspetto di un insetto, e il giglio caprino (Anacamptis morio), che reca come una spiga di piccoli fiori violetti, o a volte bianchi, dalla forma particolare ed elaborata.