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Il Po in secca: una primavera fantasma di se stessa

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Il Po ha sempre più sete. Continuano ad aggravarsi la siccità e la magra che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. Bisogna andare indietro di oltre trent’anni per trovare, all’inizio di marzo, una portata del Po ridotta come quella attuale. In questa stagione si comincia a mandare l’acqua del Po nei canali per irrigare i campi, che ora hanno assoluto bisogno d’acqua: ma prima talvolta è necessario chiamare gli escavatori per liberare le pompe dalla sabbia. E’ accaduto nei giorni scorsi a Boretto. Un’operazione del genere in passato è stata effettuata semmai in piena estate, ma non all’inizio della primavera.

Sembra il fantasma di se stessa, questa primavera senza erba che spunta nei prati – la terra è troppo arida per coprirsi di verde – mentre i primi alberi sono già in fiore. E’ spettrale l’aspetto del Po in cui predomina il grigio della sabbia anziché l’azzurro dell’acqua. I dati forniti dall’Autorità di Bacino sono impietosi: l’8 marzo scorso il Po ha registrato la portata più bassa dal 1991; in genere l’acqua è poco più della metà rispetto alla media stagionale ma a Piacenza la situazione è particolarmente grave.

La grande secca continua a portare in luce memorie e relitti: il più recente, a Zibello, è la carcassa del barcone lungo 25 metri che fino agli Anni 50 trasportava la ghiaia del Po, spingendosi a volte fino a Venezia.

Ma non solo. La siccità infierisce sui corpi idrici di tutta l’Italia settentrionale. Sulle montagne piemontesi si è praticamente prosciugato il lago artificiale di Ceresole, creato negli Anni 20 per produrre energia idroelettrica: sul fondo si vedono gli edifici e le strade del vecchio paese omonimo che un secolo fa venne abbandonato e ricostruito altrove.

La mancanza di acqua si fa sentire particolarmente in Piemonte e Lombardia, dove nulla è caduto dal cielo dall’inizio di dicembre. Però la campagna comincia a dare segni di sofferenza in tutto il bacino del Po, dove cresce un terzo del cibo prodotto in Italia. Fra due settimane è ora di cominciare a seminare il mais, ma nel Padovano si teme addirittura che non sia possibile: a meno che non piova. E oltre al mais anche il grano, i pomodori, la verdura, il foraggio per il bestiame…