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Il Po che versa acqua da una brocca o con in mano spighe di grano

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In Italia, un monumento non lo si nega a nessuno: neanche al pisello nano e alla salama da sugo. Però con il Po gli scultori sono stati di manica piuttosto stretta: le dita di una mano bastano per contare le più note statue dedicate al maggiore fiume italiano. Gli autori, sia detto col dovuto rispetto, non sono fra quelli che spiccano per luminosa fama e sul tema hanno mostrato di non spiccare nemmeno per sbrigliata fantasia. Il Po è sempre un uomo semi sdraiato o semmai seduto; il più delle volte con una mano versa acqua da una brocca.

L’arte antica si è invece sbizzarrita con il Po-Eridano nel quale annegò Fetonte, colpito da un fulmine da Zeus perché aveva voluto guidare il carro del Sole ma si era fatto prendere la mano dai cavalli e stava mandando a fuoco la Terra. Però è una storia nella quale il Po-Eridano figura come comparsa: non certo come il soggetto principale.

Se invece si cercano le statue o le fontane in cui è protagonista il Po, se ne trovano tre a Milano, ottocentesche, e altre due realizzate nel Novecento a Torino e a Ferrara. Quest’ultima è situata alla base dell’acquedotto monumentale, in piazza XXIV Maggio. Realizzata da Arrigo Minerbi fra il 1930 e il 1932, presenta il Po come un giovane uomo seduto che con un braccio regge spighe di grano e con l’altro versa acqua da una brocca su putti, che sarebbero i suoi affluenti. Orna una delle due scalinate che conducono verso il portico quasi circolare sul quale si erge la cupola con il serbatoio dell’acquedotto: l’edificio, sebbene non privo della rigidità architettonica tipica dell’epoca, nell’insieme ricorda vagamente un tempietto rinascimentale.

La fontana del Po a Torino è quasi coeva e stilisticamente simile. Opera di Umberto Baglioni, dal 1939 si trova sulla piazza ora intitolata al CNL. E’ sistemata sul retro della chiesa di Santa Cristina, che insieme alla gemella chiesa di San Carlo chiude la centralissima piazza San Carlo. Sul retro della chiesa di San Carlo, a poca distanza dalla fontana del Po, c’è la simmetrica fontana della Dora Riparia sua affluente. Ciascuna delle due fontane presenta una grande figura umana in marmo bianco, semi sdraiata su un basamento rettangolare: un uomo barbuto il Po, con in mano spighe di grano; ha in mano un pomo la Dora, raffigurata come una donna a seno nudo. Dai rispettivi basamenti esce una piccola cascata d’acqua, che si raccoglie nelle vasche sottostanti.

Sono ottocentesche e di gusto neoclassico le statue del Po situate a Milano, sulla Porta Garibaldi e sull’Arco della Pace: tutte e due accompagnate dalla corte degli affluenti. L’Arco della Pace, nato come Arco della Vittoria per celebrare Napoleone e riciclato dopo la sua sconfitta, si trova in piazza Sempione. E’ sormontato da gigantesche sculture bronzee che raffigurano il cocchio della Pace e quattro Vittorie a cavallo. Poco più in basso, le statue marmoree di Benedetto Cacciatori con le personificazioni dei quattro principali fiumi del regno Lombardo-Veneto: Po, Ticino, Tagliamento, Adige. Tutti sono presentati come uomini semi sdraiati: il Po versa acqua da una brocca, tiene in mano un remo e fra i capelli emergono piccole corna di toro per ricordare il suo impeto. La Galleria d’Arte Moderna di Milano conserva anche due terrecotte di modeste dimensioni, sempre opera di Benedetto Cacciatori, che raffigurano, rispettivamente, il Po e il Ticino e che ricordano da vicino le statue dell’Arco della Pace.

In piazza XXV Aprile, Porta Garibaldi era l’antica Porta Comasina: il punto in cui era possibile varcare i bastioni in direzione di Como. Trasformata nell’Ottocento in un arco, presenta sulla sommità le colossali statue dei quattro maggiori fiumi lombardi. Sono opera di Gianbattista Perabò: tutti giovani uomini semi sdraiati recanti una brocca. Fanno compagnia al Po, il Ticino, l’Adda e l’Olona.