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Quel po’ di pioggia e poi?

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Due gocce di pioggia fra la fine di marzo e l’inizio di aprile non sarebbero una gran notizia. Ora però lo diventano, data la gran siccità che ha ridotto il Po ad un rigagnolo. Ha usato esattamente questo vocabolo un docente del Politecnico che ha visitato l’alveo del fiume agonizzante notando come invece i presidenti (dalla Repubblica in giù), i governatori, i sindaci non siano nemmeno andati a prendere atto del disastro ecologico, umano, alimentare e culturale.

La notizia vera, tuttavia, non è quel pochino di pioggia. Consiste nel fatto che le precipitazioni tanto attese equivalgono ad un bicchiere d’acqua somministrato ad una persona disidratata. Nulla che possa risolvere la situazione del grande fiume o dei campi. Solo per dare respiro ai terreni arati o seminati dell’Italia settentrionale ci vorrebbero 100 millimetri di acqua in una settimana: un traguardo che è un miraggio. Ben altro, poi, servirebbe per riportare alla normalità la portata del Po e dei suoi affluenti.

Salvo eccezioni parziali e locali, sulle regioni bagnate dal Po non è caduto nulla dal cielo per 110 giorni. L’ultima pioggia (o neve) è stata all’inizio di dicembre, attorno alla festa dell’Immacolata: ma è stata scarsa e già allora la siccità si faceva sentire. Poi più nulla fino alle spruzzatine della fine di marzo. La situazione è arrivata ad essere quella tipica di un deserto: proprio in senso letterale.

In dicembre, gennaio e febbraio – i mesi dell’inverno 2021-22 – a Torino sono caduti 16,6 millimetri di pioggia o neve fusa. In un intero anno, si considera che nel Sahara cadano in media 76 millimetri di pioggia: ossia 19 millimetri al trimestre. Addirittura 2-3 millimetri in più che nei tre mesi dell’inverno torinese.

Vero che la situazione del Piemonte è la più estrema: nelle altre regioni percorse dal Po la siccità invernale, seppur netta, non è stata così estrema. Da dicembre a febbraio compresi, in Lombardia i millimetri di pioggia sono stati 65; 144 in Emilia Romagna, come si ricava consultando i bollettini mensili dell’Arpae; e circa 100 in Veneto.

Il linea generale, nell’Italia settentrionale l’inverno non è stato solo secco, ma anche particolarmente mite: la tabella riassuntiva di Icona Meteo evidenzia come l’anomalia climatica, sebbene diffusa ovunque, si è manifestata soprattutto al Nord Ovest.

E il futuro? In mancanza di una sfera di cristallo, ci sono solo i proverbi. La speranza è che davvero “Aprile, ogni giorno un barile”, ma secondo la vecchia saggezza popolare ci sono due date particolarmente significative rispetto alle tendenze future. “Se piove il tre aprilante, quaranta giorni di durante” e “Se piove di Venerdì Santo, piove maggio tutto quanto”.