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Prima che piova di nuovo

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Stavolta il sollievo portato dalla pioggia non è stato soltanto illusorio come quello dei primi di aprile. Ma le precipitazioni cadute fra sabato 23 e lunedì 25 non hanno rimediato completamente alla drammatica situazione in cui il Po versava ormai da mesi.

E’ vero, come dice Coldiretti, al Ponte della Becca (provincia di Pavia) il livello è salito in un solo giorno di 1,2 metri, mentre a Piacenza e Cremona, rileva l’Autorità di Bacino, la portata del fiume è addirittura raddoppiata. Ma in quel tratto la sofferenza del Po era particolarmente grave, con una portata inferiore addirittura del 60-70% rispetto alla media per la stagione. Basta dare un’occhiata al grafico dell’Arpa Emilia Romagna per vedere come a Piacenza il repentino aumento ha fatto sì che il livello del Po giungesse appena a sfiorare la normalità: e subito dopo il declino.

In ogni caso, la situazione del Po non è più disperata: ed è già molto, in attesa delle nuove precipitazioni che il meteo prevede, salvo errori, per la prima settimana di maggio.

Ancora secondo l’Autorità di Bacino, sul distretto padano è caduta, a seconda delle zone, una quantità di pioggia generalmente compresa fra i 30 e i 100 millimetri. Sopra i 1500 metri è tornata la neve (fondendosi, finirà man mano negli affluenti e nel Po); la portata del grande fiume è aumentata per la prima volta dall’inizio dell’anno; la ricarica della falda idrica e l’incremento dell’umidità del terreno hanno finalmente portato benefici all’agricoltura.

Tuttavia anche in questo scenario meno fosco non mancano le zone in cui la crisi rimane molto, molto grave. E’ il caso della pianura piemontese, dove anche stavolta è piovuto ben poco e dove in dicembre, gennaio e febbraio la quantità di pioggia è stata pari a quella che cade in tre mesi nel deserto del Sahara. I dati raccolti da Nimbus, il portale della Società Meteorologica Italiana, mostrano come sulle montagne del Torinese e del Verbano sono caduti addirittura 100 millimetri di pioggia in sole 24 ore, ripianando circa il 30% del deficit che si era accumulato da dicembre. Invece le precipitazioni sono state molto più scarse sulle montagne del Cuneese, la culla del Po, e quasi nulle sulla pianura piemontese: anche meno di 10 millimetri, con un recupero del deficit idrico pari sì e no ad un misero 4%.

Una piena, seppur relativa come quella prodotta dalle ultime piogge, smuove e rimescola i sedimenti nel letto del Po. Il successivo abbassarsi del livello dell’acqua porta alla luce ciò che i sedimenti contengono. Magari, prima che piova di nuovo e sperando che piova davvero, torneranno in Po i turisti, diciamo, dell’archeologia e della paleontologia ai quali mercoledì 27 l’agenzia AGI ha dedicato un servizio, visto il gran daffare che si sono dati durante la grande secca primaverile.

Si sono rinvenuti fra l’altro un cingolato tedesco della Seconda guerra mondiale ed una mandibola fossile di lupo che è stata consegnato al Museo Paleoantropologico del Po. Invece il cervo gigante di cui hanno parlato grandi giornali presentandolo come fresco di ritrovamento è in realtà piuttosto datato. E’ venuto alla luce ormai un anno fa.