Home in Vetrina Antichi porti fluviali di Bologna, Milano, Torino, Carmagnola

Antichi porti fluviali di Bologna, Milano, Torino, Carmagnola

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Il Po è stato per secoli un’autostrada d’acqua costellata da porti fluviali e percorsa da uomini e merci. Dal Po si diramava una rete di canali navigabili per raggiungere città che non sono, né erano, di mare o di fiume: ma che pure avevano un porto. Solo a partire dalla metà dell’Ottocento, con il decollo delle ferrovie, i viaggi hanno cominciato a svolgersi sempre più via terra. Ma fino a quel momento le reti stradali erano note per essere lente, disagevoli e pericolose.

Gli antichi – però non antichissimi – porti che facevano capo al Po come asse portante dei trasporti nell’Italia settentrionale restano a volte nella toponomastica. C’è una via del Porto e c’era un porto nell’insospettabile Bologna, con accanto una dogana. Ne ha in qualche modo ereditato le funzioni l’Agenzia delle Dogane dello Stato, che l’anno scorso ha dedicato addirittura un comunicato stampa alla rievocazione del porto di Bologna e della sua dogana d’acqua. La rete di canali, ormai interrata o tombata, da Bologna si diramava fino al Po e fino ai principali centri della pianura in direzione di Ferrara.

Milano, altra città che più di terra (almeno ora) non si può, aveva un porto fluviale  probabilmente fin dai tempi della Roma Antica, che la metteva in comunicazione con Cremona e con il Po, e sicuramente possedeva un porto fluviale nel Medio Evo. Con il Quattrocento giunse a perfezione il sistema dei Navigli che consentiva di raggiungere il Lago Maggiore, il lago di Como, il Ticino e di lì, ovviamente, il Po.

Il porto fluviale non era tuttavia prerogativa delle città che gravitano sul medio e basso corso del Po. Ne aveva uno anche Torino, addirittura!, e i Savoia navigavano sul Po con una nave, un piccolo Bucintoro: l’unica imbarcazione veneziana del Settecento che, in tutto il mondo, è giunta fino a noi. Ora è esposta alla Venaria Reale, che fu una delle residenze sabaude alle porte di Torino.

Il vero Bucintoro era l’imponente galea di Stato dei dogi veneziani. Quello dei Savoia, sebbene di dimensioni ridotte, era anch’esso un’imbarcazione di rappresentanza: utile però anche per feste ed eventi. Costruito a Venezia, misura 16 metri di lunghezza e quasi tre di larghezza. E’ dotato di cabina, di otto remi e di numerose sculture dorate, compresa un’artistica polena. Nell’agosto 1731 il Bucintoro sabaudo, partito da Venezia, attraversò la laguna e percorse i canali fino ad immettersi nel Po. Lo risalì (l’aiuto di un traino di buoi dall’argine fu indispensabile a Casale Monferrato) fino a sfilare davanti al porto fluviale di Torino, che era situato in corrispondenza dell’attuale Lungo Po Cadorna, vicino a piazza Vittorio Veneto. Si arrestò appena oltre, sotto una tettoia appositamente costruita presso il Castello del Valentino.

Ma quello di Torino non era il porto fluviale più a monte lungo il corso del Po. C’era un porto anche a Carmagnola, in provincia di Torino: la sorgente del Po si trova ad appena una quarantina di chilometri in linea d’aria. Ne conserva la memoria la via del Porto, che dal centro storico di Carmagnola si dirige verso la borgata San Bernardo e poi verso la confluenza fra il Po ed il torrente Maira.

Se a fine Cinquecento il duca di Savoia Emanuele Filiberto addirittura sognava di rendere Torino e Venezia i capolinea di una via d’acqua internazionale fondata sul Po, il porto di Carmagnola, situato così a monte, aveva allora un ruolo più umile ma ugualmente essenziale. I muli carichi di prezioso sale proveniente dalla Provenza, giunti a Carmagnola, potevano finalmente deporre il pesante carico. I loro conducenti riuscivano finalmente a tirare il fiato dopo un lungo cammino attraverso impervi sentieri di montagna, su e giù per passi e valichi. Il sale, finalmente, veniva caricato sulle imbarcazioni. Seguendo la corrente del Po, non sarebbe stata più necessaria una fatica così grande per farlo giungere a Torino e, di lì, distribuirlo lungo il corso del fiume e lungo tutta la rete di canali navigabili che ad esso faceva capo.