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Raschiamo il fondo del barile … dell’acqua

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La portata del Po continua ad essere al minimo dei minimi. Anche se l’agricoltura è tornata a sorridere, non sono finite né l’eccezionale magra né la siccità. Il caldo estivo è arrivato prima del tempo e, almeno finora, questo 2022 ha avuto precipitazioni dimezzate. E c’è chi sta peggio. Il Veneto ha raschiato il fondo del barile: le riserve idriche sotterranee in aprile hanno toccato valori pari o anche inferiori al minimo storico.

Quanto al Po, la portata del trimestre febbraio-aprile è stata pari a quella che solitamente si registra in giugno-agosto, i mesi più siccitosi dell’anno. Ora il benefico effetto delle piogge cadute nella prima settimana di questo mese si maggio si è esaurito.

La situazione più grave è a Piacenza – una costante in questa estrema magra invernale e primaverile – dove il deficit rispetto alla media mensile è del 79%. Dunque la situazione è addirittura peggiore, sebbene di poco, che un mese fa.

L’Autorità di Bacino del Po ha elaborato una serie di tabelle e di grafici che evidenziano la portata nelle varie sezioni del fiume. Si possono riassumere in quattro sole parole: ovunque manca tanta acqua. Qui sotto, la tabella che mostra il deficit di portata lungo il corso del fiume.

Che la situazione attuale sia veramente estrema, lo mostrano anche altre tabelle. Sono quelle che mettono a confronto la portata media mensile su scala trentennale, la portata minima mensile (sempre su scala trentennale) e quella attuale. Ovunque la portata attuale del Po è inferiore, o tutt’al più pari, a quella più bassa, per il mese, negli ultimi trent’anni.

Può essere emblematico il caso di Boretto (qui sotto), dove il deficit di portata è del 68%: una situazione intermedia fra il -79% di Piacenza e il -59% di Pontelagoscuro che rappresenta il dato migliore.

Il grafico di Boretto consente di fare anche un’altra considerazione. In teoria, nel giro di qualche settimana la portata del Po dovrebbe toccare un picco, legato alla fusione della neve sui monti e al conseguente gonfiarsi degli affluenti. Quest’anno però il fenomeno si annuncia molto, molto ridotto. In montagna c’è ben poca neve: il 70% in meno (un dato anch’esso fornito dall’Autorità di Bacino) rispetto alla media.

Ma bisogna irrigare i campi, e la poca acqua del Po e degli altri fiumi è importante come il pane, o forse anche di più. Invece l’Unione Europea prescrive di ridurre considerevolmente i prelievi. In questo 2022 entra infatti in vigore il parametro di deflusso ecologico prescritto dall’UE nell’ambito della direttiva acque. In sostanza, bisogna lasciare nei fiumi una quantità d’acqua tale da consentire agli ecosistemi di prosperare.

L’ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni) da tempo era in allarme. Ora saluta con gioia il voto del Senato per rinviare tutto al 2024 dicendo che l’applicazione del deflusso ecologico avrebbe colpito territori già in crisi.

L’acqua dei pesci serve ai campi. Fino a questo punto sono gravi la magra del Po e la siccità.