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In vendita la casa del “Mulino del Po”

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Rappresenta un pezzo della storia della televisione italiana e, indirettamente, anche un capolavoro della letteratura. E’ in vendita in via del Ghetto 2, a Riva del Po (Ferrara), lo stabile noto come “Il mulino del Po”. Si tratta di una grande e vecchia casa: non è certo un mulino. Però vi furono girate alcune riprese dei memorabili sceneggiati televisivi “Il Mulino del Po”, con la regia di Sandro Bolchi. Tratti dall’omonimo romanzo in tre volumi di Riccardo Bacchelli, andarono in onda nel 1963 e nel 1971 sull’allora Programma Nazionale, oggi Rai1. Il romanzo e gli sceneggiati narrano le vicende del mugnaio Lazzaro Scacerni e dei suoi discendenti per circa un secolo, fino alla Prima guerra mondiale. Lo stesso Bacchelli curò l’adattamento televisivo.

Lo sceneggiato del 1963  fu trasmesso la domenica, a partire dal 10 gennaio, in cinque puntate disponibili di Raiplay. Ripercorreva la trama di “Dio ti salvi”, il primo volume della trilogia di Bacchelli. Ebbe un cast di prim’ordine: voce narrante di Nando Gazzolo; attori protagonisti Raf Vallone (Lazzaro Scacerni) e Giulia Lazzarini (sua moglie Dosolina); fra gli altri interpreti Tino Carraro, Gastone Moschin, Valeria Moriconi, Corrado Pani, Ave Ninchi.

Il successo fu tale che otto anni più tardi, nell’aprile-maggio 1971, andò in onda il seguito: le vicende delle tre generazioni successive, narrate da Bacchelli nei volumi “La miseria viene in barca e “Mondo vecchio sempre nuovo”. Fra gli interpreti principali: Raoul Gassili (Peppino detto Coniglio Mannaro, figlio di Lazzaro Scacerni e Dosolina); Valeria Moriconi (sua moglie Cecilia), Ottavia Piccolo (Berta Scacerni, figlia di Peppino e Cecilia). Ma anche Nino Pavese, Nanni Svampa e una giovanissima Ornella Vanoni. Voce narrante, ancora Nando Gazzolo. Per rivedere le puntate del 1971, è necessario mettere insieme un mosaico su Youtube: primo [], secondo [], terzo [], quarto [], quinto [], sesto [], settimo [] ed ottavo [] frammento.

Molte riprese dei due sceneggiati furono effettuate a Crespino, in provincia di Rovigo. Una targa commemorativa tuttavia ricorda che anche la casa in via del Ghetto a Riva del Po ebbe un ruolo. E’ un edificio che piacerebbe al Centro studi Riccardo Bacchelli e alla Pro Loco Terre Bacchelliane: due piani fuori terra, 480 metri quadrati di superficie, amplissimo parco tutt’attorno. E’ da ristrutturare, specifica l’annuncio di vendita. E di questi tempi…

Quasi sotto le finestre dello stabile, il Po scorre placido, serbando per sporadiche occasioni l’impeto e i gorghi della piena. E’ anche il ritmo narrativo del Mulino di Bacchelli. Il romanzo e gli sceneggiati televisivi parlano la lingua lenta delle cose della vita: quattro generazioni di mugnai ferraresi che alternano tribolazioni e momenti di benessere, così come si abbassano e si alzano, sempre diverse e sempre uguali, le piccole onde del fiume.

Tutto comincia con un fiume: la battaglia della Beresina, durante la campagna di Russia di Napoleone, durante la quale Lazzaro Scacerni salva la vita ad un ufficiale, ferrarese come lui. Riceve quindi il pugno di gioielli grazie ai quali, tornato in patria, potrà far costruire sul Po il mulino San Michele. I suoi discendenti attraversano e vivono la Restaurazione, la spedizione dei Mille, l’odiosa tassa sul macinato imposta dall’Italia fresca di unificazione, le prime lotte dei braccianti e dei contadini. E poi, tutto finisce con un altro fiume, il Piave, lungo il quale perde la vita nel 1918 l’ultimo rampollo della famiglia, Lazzarino.