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Alla faccia del rischio sismico. L’idea dello stoccaggio sotterraneo di CO2 a Poggio Rusco

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di Maria Ferdinanda Piva

La terra che ribolle in una vigna di San Giovani del Dosso – zona colpita un anno fa dal terremoto insieme alla vicina Emilia – non è l’unico motivo per cui i residenti nella Bassa mantovana dormono sonni meno tranquilli del solito.

La Gazzetta di Mantova ha infatti scoperto che potrebbe essere riesumata l’idea partorita quattro anni fa dalla Regione Lombardia: realizzare un mega stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica (il cosiddetto Ccs, Carbon capture and storage) a Poggio Rusco, sempre nel Mantovano, ad un paio di chilometri dal “vulcanetto” spuntato nella vigna.

Lo stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica – CO2 è la formula chimica – può innescare terremoti (non stiamo parlando di scosse solo strumentali): e non lo dico io, lo ha stabilito pochi mesi fa l’Accademia delle Scienze americana.

Aggiungo qualche informazioni all’articolo della Gazzetta di Mantova sull’ipotesi di stoccare l’anidride carbonica nel sottosuolo di Poggio Rusco. Qui c’è la delibera della Regione Lombardia del 20 dicembre 2009, cui è seguito un protocollo d’intesa con il ministero per lo Sviluppo Economico.

L’anidride carbonica è il principale gas dell’effetto serra; si sprigiona bruciando combustibili fossili (carbone, gas, petrolio); di qui l’idea – costosissima e piena di controindicazioni che non riguardano solo i terremoti – di catturarla per iniettarla nel sottosuolo. A Poggio Rusco i “tunnel” per spedirla sottoterra sono già pronti: i vecchi pozzi di Trecenta, scavati con la speranza di estrarre idrocarburi.

L’idea dello stoccaggio a Poggio Rusco, scrive la Gazzetta di Mantova, è rispuntata (anche se tuttora l’iter verso la realizzazione non è ripartito) a causa dei finanziamenti promessi dall’Unione Europea per l’applicazione di questa tecnica.

Vale la pena di ricordare ancora una volta quello che ha scritto l’Accademia delle Scienze americana su stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica e terremoti, nell’ambito di uno studio sui terremoti anche forti indotti dalle attività umane che coinvolgono energia e sottosuolo.

Il fattore più direttamente collegato all’innesco dei terremoti è il bilancio complessivo dei fluidi estratti ed iniettati nel sottosuolo: quando il bilancio tende al pareggio, il rischio è più basso. Il rischio aumenta insieme allo scompenso fra iniezione ed estrazione.

Questo scompenso è particolarmente alto con il Ccs (del resto, si inietta sottoterra anidride carbonica e non si estrae nulla), dice l’Accademia delle Scienze americana: ma i casi in cui è stato praticato il Ccs in tutto il mondo sono così pochi e così limitati che non è al momento possibile dettagliare meglio il rischio.

Uno di quei pochi casi al mondo – aggiungo io – è a Cortemaggiore (Piacenza). Vedano un po’ i nostri governanti se è il caso trasformare la Pianura Padana nella cavia utile all’Accademia delle Scienze americana per sviscerare meglio il nesso fra Ccs e terremoti.