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Alluvione. Incontro pubblico a Bastiglia (MO): nel confronto istituzioni KO

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Il tavolo dei relatori istituzionali

 

di Andrea Dal Cero

foto Sara Zuccoli / Prima Pagina

Arriviamo a Bastiglia col buio. Sono quasi le nove di sera e in giro per la cittadina non c’è nessuno: deserto il centro abitato, poche le insegne accese, vuoti i bar.

Ci dicono di proseguire in direzione del fiume Secchia e, poche centinaia di metri dopo, il traffico si ferma. Procediamo a passo d’uomo tra auto che cercano un parcheggio e persone che camminano ai bordi della strada. Sono tutti qui gli abitanti di Bastiglia: “alluvionati e incazzati” come bene li ha definiti la giovane Lisa Secchia, alluvionata anche lei, nella sua pagina facebook che dalla tremenda giornata del 19 gennaio ha raccolto più di 20 mila likers.

La sala del ristorante Bastia è talmente piena che molti si accontentano di seguire gli interventi su uno schermo sistemato all’interno di una grande struttura presente in giardino.

A questa assemblea pubblica, promossa dal Comune di Bastiglia, dovrebbero partecipare Sandro Fogli, il sindaco; Michele di Bari, prefetto di Modena; Paola Gazzolo, assessore alla Difesa del suolo e Protezione civile della Regione Emilia Romagna ed Emilio Sabattini, presidente della Provincia di Modena.

Dico dovrebbero perchè il sindaco Fogli parla a lungo, spesso interrotto dalla sala, e anche se qualcuno dal tavolo dei relatori interviene a dargli man forte, è dal pubblico che arrivano quelli che dovrebbero essere gli interventi e i contributi alla discussione, ma che in realtà non sono altro che  domande orfane di risposta, cronache di dolore, sfoghi di rabbia e di impotenza.

Nonostante Fogli sia d’accordo con i suoi cittadini nell’affermare che “Se noi non ci prendiamo cura del nostro territorio e demandiamo questo compito ad altri, il costo sarà poi troppo elevato” è dai presenti che arriva, urlata e piena di risentimento la risposta: “Da quando paghiamo altri per la manutenzione dei nostri corsi d’acqua, poi succedono queste cose” si sente da una parte, “I soldi che date all’Aipo dateli ai nostri comuni” arriva da un altro angolo della sala. E quando, dal tavolo, si parla della commissione regionale che sta indagando sulle responsabilità dell’alluvione, la sala non si trattiene, una signora prende il microfono e urla “Qui non abbiamo il tempo di aspettare Errani, e non ne abbiamo neanche la voglia” e partono i primi e forse gli unici applausi della serata.

Il tavolo dei relatori istituzionali

Ce n’è per tutti e i rappresentanti delle istituzioni sembrano vacillare sotto i colpi. Al sindaco Fogli viene rimproverato il suo comportamento nel corso delle giornate “che sommergevano le nostre vite nella melma” “dov’era il sindaco quando si nuotava per le strade?” “perchè non ha fatto come il sindaco di Bomporto?”

Il funzionario dell’Aipo tenta un intervento, ma è letteralmente travolto dai fischi e dalle urla e desiste. Provincia e Regione tergiversano, la prefettura mantiene un basso profilo.

E la discussione continua in un coro di dolorose lagnanze tra chi “ha perso tutto” per non essere stato informato in tempo e chi ha visto le auto e gli arredi travolti per essere stato informato male.

Soprattutto emerge il fatto che gli abitanti di Bastiglia non sapevano di abitare in un territorio suscettibile a disastri ambientali e non erano consapevoli delle criticità della zona, quindi non si erano mai domandati se esistesse per loro un piano di emergenza di qualche tipo. Ora lo sanno, ma stringono in mano più domande che risposte.

Fondamentalmente le domande per cui i bastigliesi  hanno un disperato bisogno di risposta immediata sono due: cosa fare subito per uscire dall’emergenza e cosa fare subito dopo per mettere in sicurezza la loro cittadina.

Ieri sera tutti i livelli istituzionali sono usciti piuttosto male dal confronto pubblico. Il pensiero che cresce tra la gente é animato da una nuova consapevolezza di sé e del territorio in cui gli spazi per  deleghe,  rassicurazioni e  promesse pubbliche si fanno sempre più esigui.

A maggio, qui, si va a votare. E, visto come stanno la cose, al momento non si sa chi tenga davvero il coltello dalla parte del manico.