Home Acqua e Territorio Andar per ville in Polesine. Sull’acqua, possibilmente

Andar per ville in Polesine. Sull’acqua, possibilmente

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di Andrea Dal Cero – Foto di Pasquale Spinelli

“Il sistema migliore per conoscere il Polesine è senz’altro quello di navigarlo” ci dice Debora, guida turistica e naturalistica, mentre nella nebbia delle 9 di mattina salpiamo dall’approdo di Bosaro (sulla sponda opposta ad Arquà Polesine) con destinazione Canda.

Quello di oggi non è un viaggio: è poco più di un’escursione in una fettina della provincia di Rovigo fuori dalle rotte del grande traffico commerciale e del turismo dei grandi numeri. E’ la scoperta delle grandi architetture che nei secoli le potenti famiglie veneziane seppero costruire per ottenere, oltre che per mare, la loro potenza nei domini agrari. E lo fecero in “queste terre nuove” deviando fiumi e bonificando paludi, con l’ausilio di grandi architetti e valenti ingegni idraulici, costruendo quello che oggi, a distanza di secoli, si chiama nel suo insieme Polesine.

A bordo del battello della Delta Tour si parla di esperienze personali, di impegno nella ristorazione e nell’accoglienza professionale, di nuovi obiettivi per il turismo rurale tra i grandi fiumi. D’altra parte il progetto di cooperazione interterritoriale che ha la regia di questa operazione di immagine e promozione si chiama Tur Rivers: come spiegarlo meglio?

A Canda sbarchiamo poco oltre la conca di navigazione e visitiamo Villa Nanni Mocenigo. Affacciata sul fiume Tartaro (il canale di cui abbiamo percorso un breve tratto si chiama, per esteso, Idrovia Fissero-Tartaro-Canal Bianco) la villa risale agli ultimi anni del 1500, è composta di due nuclei architettonici distinti, ha un bel giardino attualmente a disposizione delle attività dei candiesi, ma un destino incerto: necessità di restauri importanti e non si sa come e quando gli attuali proprietari (una finanziaria di San Marino, se ho capito bene) decideranno di affrontare la questione.

Ripartiamo in tutta fretta, a bordo di un pulmino questa volta, per Badia Polesine.

Qui ci aspetta l’Abbazia della Vandigazza (una storia che si dipana nel tempo tra Benedettini, Camaldolesi, Estensi, editti napoleonici e infine, nel 1980 proprietà dell’amministrazione comunale). Più bello da fuori che al suo interno, quel che rimane dell’abbazia fulmina l’attenzione del passante.

Da non perdere il Teatro Sociale Eugenio Balzan, costruito all’inizio dell’Ottocento a spese di un privato cittadino, certo Bartolomeo Dente, e restaurato nel 2011: un gioiellino che chiamano anche “Piccola Fenice” per quanto è bello.

Scappiamo di lì e arriviamo a Fratta Polesine dove troviamo odor di carboneria e di moti irredentisti malsopiti ancora tangibilmente documentati dalla Villa Cagnoni Boniotti nella vicina Villamarzana. Oggi destinata a banchetti, la villa custodisce segrete vie di fuga, feritoie interne e segreti per cui la stampa locale usa chiamarla “la villa bunker dei carbonari”.

Ma a Fratta Polesine è il Palladio a farla da padrone e Villa Badoer, che non ha bisogno di tante presentazioni, è davvero imponente e mantenuta in condizioni perfette. Anche in questo caso la vera gioia è guardarla dall’esterno, goderne l’architettura e l’armonia delle forme. Si erge in un tratto del centro storico dove a ogni passo si scoprono particolari di grande effetto.

Poco discosta, sempre sulle rive del Canale Scortico, c’è Villa Matteotti. Casa natale del deputato socialista ucciso nel 1924 dagli scherani del fascismo ufficiale, la costruzione si intravede tra gli alberi del giardino ed è oggi di proprietà del comune.

Un viaggetto in Polesine tutto di fretta alla scoperta delle più belle ville venete, un’escursione a volo d’uccello in un territorio che merita maggiore attenzione e più tempo. Se non ci fosse stata la signora Clementina non so come ce la saremmo cavata. Agriturismo Le Clementine a Badia Polesine www.leclementine.it. Da provare assolutamente ma con calma, se ve la potete concedere.