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Chi erano mai questi meatori?

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Ringraziamo l’amico Vittorino Malagò per questa bella pagina di storia del Po pubblicata sulla sua Pagina FB.  

Il meatore è colui che quotidianamente scandaglia il Po per verificare i fondali e individuare il canale navigabile, ossia il passaggio con la maggior profondità, che deve essere delimitato attraverso una particolare segnaletica di sponda e d’alveo.
Il nome deriva dal latino “meatum” che significa canale, passaggio stretto e difficoltoso.
I meatori lavorano in coppia e hanno un tratto di fiume in gestione da segnalare e manutenzionare. Attualmente esercitano la loro funzione alle dipendenze dell’AIPo, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po, anche se negli anni vi sono stati svariati passaggi di competenza tra diversi Enti.
Un tempo, almeno fino alla fine degli anni sessanta, il lavoro dei meatori era molto complesso e particolarmente faticoso, in quanto i mezzi e le attrezzature utilizzati erano limitati e poco tecnologici, o meglio, poco rispondenti alla complessità delle varie mansioni svolte. A quei tempi, infatti, i meatori percorrevano il fiume a remi con una barca di legno senza copertura. Ciò comportava il dover rimanere sempre esposti agli agenti atmosferici, anche in condizioni meteo sfavorevoli. Non dimentichiamo che in quegli anni, a differenza di oggi, gli inverni erano più rigidi, con precipitazioni nevose abbondanti, e le primavere assai piovose.
Come base di appoggio per il ricovero delle attrezzature, veniva utilizzata una piccola baracca, che, in genere, veniva collocata presso l’abitazione del meatore che risiedeva più vicino al fiume. Anche la segnaletica usata per delimitare il canale navigabile era pesante e poco maneggevole. I cartelli romboidali di sponda erano di legno, molto ingombranti da muovere rispetto a quelli attuali. Al posto delle boe d’alveo si posizionavano delle bandierine di colore rosso e bianco, sostenute da paline di legno. Queste venivano fissate sul fondo del fiume solo quando le condizioni idrometriche del Po lo permettevano.
Il rilevamento dei fondali veniva effettuato a mano con l’ausilio di un’asta graduata.
Solo alcuni anni dopo, i meatori vennero dotati di un motore fuoribordo Mercury a due tempi, da 25 cavalli, e anche di una darsena galleggiante più grande e confortevole, posizionata sul fiume Po. Questo primo cambiamento alleviò molto le difficoltà lavorative dei meatori. Tuttavia, la prima vera e importante trasformazione si ebbe grazie all’intuito dell’allora Direttore dell’Ufficio Speciale del Genio Civile per il Po di Parma, Ing. Cesare Modesti, all’inizio degli anni settanta, con l’introduzione di motoscafi cabinati a idrogetto, con motore entrobordo da 90 cavalli, più spaziosi e con abitacolo riscaldato, che sostituirono i precedenti battelli aperti.
È bene ricordare che l’Ing. Modesti fu una figura chiave delle opere ingegneristiche del Po e un grande innovatore dei sistemi di segnalazione della rotta navigabile del corso del fiume. Al posto della baracca in legno, ogni gruppo meatori venne dotato di una darsena coperta in ferro. Sempre grazie all’Ing. Cesare Modesti, anche le attrezzature utilizzate per la segnalazione, negli anni successivi, subirono cambiamenti importanti, migliorando notevolmente le condizioni di lavoro dei meatori.
Al posto delle bandierine d’alveo vennero introdotte le attuali boe tronconiche, le quali, in un primo momento, furono realizzate in vetroresina e, successivamente, in ferro, fino ad arrivare a quelle attuali, molto più leggere, costruite in materiale plastico. La vecchia segnaletica di sponda in legno venne sostituita da tabelle in vetroresina e, successivamente, da cartelli in ferro di dimensioni più piccole. Attualmente, in certi tratti del Po, quelli meno esposti al vento, si sta sperimentando una particolare segnaletica di sponda in materiale plastico, più leggera e malleabile.
Un’altra iniziativa dell’Ing. Modesti fu quella di identificare i mezzi navali di proprietà dell’Ente, distinguendoli, a seconda della tipologia, con nomi di pesci, di uccelli e di cani.
Ritengo che la Direzione Navigazione Interna dell’AIPO sia un settore d’élite dell’Agenzia, sia per l’esperienza professionale dei propri collaboratori che per la qualità delle strumentazioni in dotazione. L’ apparecchiatura collocata su ogni mezzo utilizzato dai meatori per il rilevamento georeferenziato dei fondali è, infatti, di ultima generazione.
Le misure di profondità vengono rilevate attraverso un ecoscandaglio che si interfaccia su una carta elettronica del fiume Po. I tempi di navigazione si sono notevolmente ridotti, grazie alle attuali imbarcazioni più prestanti e veloci. Oltre a questi mezzi, negli ultimi anni l’AIPo, Direzione Navigazione Interna, ha acquisito un nuovo natante da monitoraggio chiamato “Leonardo”, dotato di una sofisticata strumentazione multibeam per il rilevamento tridimensionale del fondo.
Tale mezzo viene utilizzato anche per la batimetria preliminare di grandi progetti che si stanno sviluppando sul grande fiume.
Nella foto, gli allora meatori del tronco di Felonica, Malagò Virgilio (mio padre) e Zerbini Silvano, dipendenti dell’allora Ufficio Speciale del Genio Civile per il Po.
Sulla sponda, Zacchi Severo, sorvegliate idraulico alle dipendenze del Magistrato per il Po. In quel momento stavano svolgendo dei rilievi che precedevano dei lavori di difesa spondale.
Il motoscafo “Barbio” fu la prima imbarcazione innovativa consegnata ai meatori di Felonica nel 1972.