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Crisi idrica al nord – Italia climaticamente rovesciata

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Orsogna, comune abruzzese in provincia di Chieti di circa 3.700 abitanti, è al centro dell’attenzione settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche, perché interessante esempio delle conseguenze della crisi climatica sull’Italia: dal 1° gennaio al 5 dicembre scorsi, infatti, sono caduti 1.104 millimetri di pioggia: un dato perfettamente in linea con la media nazionale, se non fosse che che oltre la metà (614 mm) sono piovuti in un solo giorno (22 giugno) con le inevitabili conseguenze idrogeologiche. Nella stessa regione, la diga di Penne trattiene oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua, pari ad oltre il doppio della media dal 2016.

Eventi emblematici della crisi climatica
Nel confinante Molise, dove da novembre sta piovendo molto, nell’invaso del Liscione, in poco più di un mese, ci sono circa 8 milioni e mezzo di metri cubi d’acqua in più; a Campodipietra, in provincia di Campobasso, il 2 dicembre sono caduti 262 millimetri di pioggia contro 119,8 mm registrati in tutto dicembre 2020 e 58,4 mm nello stesso mese del 2019. Un’altra case history climatica arriva dalla Toscana, dove il fiume Ombrone, uno dei più lunghi della regione, conferma l’ormai acclarato carattere torrentizio: dopo la ripresa di portata, seguita ad un’estate praticamente in secca, torna ad allontanarsi decisamente dai livelli degli anni scorsi (5,87 metri cubi al secondo contro 59,5 nel 2020) in un territorio, dove invece Arno, Sieve e Serchio segnano una buona crescita idrica, pur rimanendo sotto la media storica mensile.

Troppa poca acqua a Nord
Allo stesso tempo, la situazione al Nord è opposta: corsi d’acqua in calo nel Veneto (a eccezione del fiume Piave) dopo un novembre piovoso, ma non sufficiente a colmare il deficit di ottobre. I primi 2 mesi dell’anno idrologico si chiudono quindi con -21% di precipitazioni; largamente negativo è il confronto con le portate di un anno fa quando, però, si registrò una violenta ondata di maltempo a Nord-Est, capace di creare danni per centinaia di milioni di euro. Andamento analogo in Piemonte dove, dopo un novembre piovoso (+45%), decrescono tutti i corsi d’acqua, a eccezione del Varaita; va così anche per il fiume Adda in Lombardia e per la Dora Baltea in Valle d’Aosta.  Calano i livelli dei grandi laghi del Nord (Maggiore e Lario ampiamente sotto la media storica), come quelli del fiume Po, ovunque sotto media. In Emilia-Romagna diminuiscono i flussi nell’alveo del fiume Trebbia, ma crescono quelli di Savio, Secchia e Enza (tutti con portate largamente inferiori allo scorso anno), mentre resta costante il Reno; i livelli degli invasi piacentini permangono in linea con i volumi trattenuti negli scorsi anni (con l’eccezione dell’abbondante 2019).

“L’attuale situazione conferma l’immagine di un’Italia climaticamente rovesciata e con maggiori problemi di approvvigionamento idrico nelle regioni del Nord” evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi). “La fotografia della condizione idrica del Paese testimonia l’importanza dei bacini che, stanti gli attuali livelli, fanno presagire una stagione irrigua regolare in regioni meridionali, tradizionalmente siccitose, garantendo così condizioni produttive e di reddito agli agricoltori” conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di Anbi.

Articolo pubblicato su ilgiornaledellaprotezionecivile.it