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Storie di gamberi di acqua dolce

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Se si parla di “gamberi” generalmente si fa riferimento ai gamberi di mare. C’è da considerare tuttavia che anche i loro “cugini” di acqua dolce occupano uno spazio nel vasto panorama alimentare italiano. Quel che è interessante approfondire sui gamberi di fiume è il dibatto scientifico/ambientale legato a questi crostacei che anche sotto il profilo storico e culturale hanno qualcosa da raccontarci.

Dovremo fare qualche discriminazione fra gamberi di fiume autoctoni e non. Ma ci arriveremo a breve. Prima apro una parentesi. “Fra tutte le cose da raccontare, come è arrivata questa ai dannati gamberi di fiume?”- si chiederà qualcuno. Non si è trattato di un’illuminazione divina ma quasi, perché l’idea mi è venuta in una chiesa.

Si dà il caso infatti che il Santuario di Vittore e Corona ad Anzù di Feltre (nel Bellunese) conservi uno splendido affresco tardo medioevale dell’Ultima cena dove fra il pane, il vino e gli apostoli compaiono proprio questi gamberi dal carapace purpureo. La loro presenza, ho scoperto, è ricorrente nelle chiese dell’arco alpino dove si era soliti cibarsi di questi crostacei che vivono – o meglio, vivevano – nelle acque purissime dei torrenti di montagna.

I “pipparoli” della simbologia del cibo come la sottoscritta saranno interessati (nevvero?) al significato di questi animali. Nel bestiario medioevale il gambero di fiume va interpretato come simbolo di eresia (camminare all’indietro, deviare dalla retta via), oppure come presagio di morte. Il rosso vivo del carapace può essere letto infatti come un presagio del sangue di Cristo che sarà versato dopo l’ultima cena.

Un’altra chicca in questo caso alchemica, vuole che il gambero di fiume fosse proprio il simbolo della trasmutazione usato dagli alchimisti per indicare la formula che fa “tornare indietro” una sostanza dal suo stato gassoso a quello liquido. Simbologia religiosa e formule di Harry Potter a parte, rimane che i nostri avi del Nord (specie in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino) questi gamberi di acqua dolce se li mangiavano ben volentieri. Specie in Quaresima, dicono gli esperti.

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Articolo di Rossana Santolin, pubblicato il 13 aprile su dissapore.com