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Da Ferrara a Marrara: gaffisti in missione sul Primaro con buoni propositi per il futuro

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di Andrea Dal Cero

ombrelloni a bordo
Il ponte tra Gaibanella e Sant'Egidio

Il Po di Primaro: una trentina di chilometri d’acqua che parte dal centro di Ferrara e muore contro la sponda settentrionale del fiume Reno in località Traghetto, nel comune di Argenta. Il Po Morto, come lo chiamano, appunto.

Il territorio del Primaro è uno dei più dimenticati dell’intero alveo del Grande Fiume, uno dei meno vissuti, forse il più lontano dall’immaginario collettivo dei navigatori fluviali. Ma la sua gente ha deciso di non subire più la desolazione di questo abbandono sociale, ambientale e culturale. E così ha cominciato a riscrivere la propria storia condividendo le esperienze dei singoli, delle famiglie e dei piccoli paesi che si affacciano su questo ramo del fiume: riconoscersi in un passato comune per conoscersi davvero in un presente difficile e di scarsa qualità.

Alberi caduti ostacolano la navgazione
Piloti, comandanti, presidenti e corrispondenti
Il Lupo ormeggiato in darsena a Marraraa

Per un anno e mezzo gruppi di persone si sono dati appuntamento in località diverse del Primaro condividendo racconti, documenti, fotografie e ardimenti di memoria. Di sicuro il  Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara ha fatto la sua parte, ma sono stati proprio gli abitanti a tornare protagonisti della propria identità realizzando la Mappa di Comunità del Po di Primaro.

Si presenta domani a Ferrara la Mappa di Comunità del Po di Primaro

Alla presentazione era stata invitata Paola Bonora, geografa dell’Università di Bologna. in qualità di territorialista. E siccome Paola è anche presidente del comitato scientifico dei Gruppi di Azione Fluviale (GAF), l’avevo accompagnata più che volentieri.

In quella occasione ci aveva colpito l’entusiasmo e la lucidità con cui la giovane Chiara Oppi, portavoce della costituenda Associazione Terre del Primaro, aveva ripercorso le tappe del lavoro di ricerca svolto e anticipato le finalità che il suo gruppo si propone per questo territorio.

Colazione al Circolo del Primaro di Marrara
Paola Bonora (seminascosta) e Chiara Oppi con la Mappa del Primaro

Chiara è di Marrara, venti chilometri di Primaro a sud-est dalla darsena San Paolo di Ferrara: un paese di un migliaio di abitanti sparsi in borgate tra canali, chiaviche e corsi d’acqua minori. Un posto, tanto per dire, dove anche il bar che si affaccia sul fiume si chiama Antico Circolo del Po di Primaro. C’è un bello specchio d’acqua e una vecchia darsena da cui si imbarcavano prodotti agricoli (soprattutto barbabietole): c’è tutto quel che occorre a un porto fluviale, ma manca tutto il resto!

Conoscerci e prometterci di incontrarci proprio a Marrara, arrivando noi ovviamente via fiume, è stato un attimo. Non abbiamo fatto in tempo a pensarlo che già stavamo pensando a come lo avremmo fatto.

Come al solito il problema l’ha risolto Georg Sobbe, comandante della motonave La Nena, che ci ha messo a disposizione il battello Lupo, un piccolo ex rimorchiatore fluviale che vive la sua seconda giovinezza grazie alle cure sapienti del capitano Franco Possati.

La domanda della vigilia era: saremmo riusciti ad arrivare a Marrara nonostante l’incuria totale che i vari enti dimostrano per il Primaro? Ovviamente ci siamo riusciti e abbiamo percorso un tratto di fiume bellissimo di una ventina di metri di larghezza. Un fiume dimenticato e a volte trasandato su cui si affacciano però tantissime abitazioni tenute con cura, giardini ordinati e siepi scolpite. Un fiume dai riflessi opachi e ingombro di alberi caduti, pieno di pesci che saltano dall’acqua e uccelli che ti volano sulla testa. A tratti domestico e subito dopo completamente selvaggio. Una deliziosa scoperta.

Al Circolo del Primaro abbiamo mangiato tagliatelle al ragù e una grigliata di carne che sembrava non finire mai. Con Chiara e il suo gruppo, che ci hanno raggiunti in tempo per il caffè, abbiamo condiviso buoni propositi e piccoli progetti. Tenendo ben presente, come dice lei, che “non basta creare un’associazione del territorio; si deve anche avere la capacità di confrontarsi con le amministrazioni e con gli enti per arrivare ad un risultato”. Qui a Marrara, e su tutto il Primaro in generale, amministrazioni ed enti fanno ben poco, almeno a quel che si vede e che si sente raccontare. E’ il momento che le cose partano dal basso, dai sogni e dai bisogni della gente che sul territorio ci vive e che ha diritto di realizzare il suo progetto di sviluppo e la sua concezione di bellezza. Ma avremo tempo per parlarne ancora. Abbiamo delle idee per il Po di Primaro…