Home Acqua e Territorio Deforestare i canali si concilia con le ‘best practices’?

Deforestare i canali si concilia con le ‘best practices’?

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Il Consorzio di Bonifica Burana ha dichiarato di aver “ultimato i lavori di pulizia dalle erbe infestanti all’interno dell’alveo del Canale Collettore delle Acque Alte, in Via Provanone, Comune di Crevalcore”, pubblicando fotografie del risultato dei lavori sul proprio profilo Instagram.
Critica la presa di posizione di Gabriella Sabbioni, della Voce degli Alberi, “dalle immagini diffuse dall’ente, si nota come non siano soltanto le “erbe infestanti” ad essere state eradicate, ma tutti gli alberi e cespugli presenti sull’argine sono stati estirpati, il cotico erboso è stato sfalciato sino a scoprire il suolo nudo e terroso, sarebbero questi lavori svolti a regola d’arte sul patrimonio comune?”

Dal canto suo l’ente dichiara che “il 2020 è stato un anno eccezionale anche dal punto di vista meteorologico, coi suoi 16,1°C si posiziona al terzo posto nella classifica degli anni più caldi dall’inizio delle osservazioni a Modena, ovvero dal 1860. Al primo e secondo posto ci sono rispettivamente il 2014 con 16,3°C e il 2019 con 16,2°C, non a caso si tratta di anni recenti che confermano anche a livello locale il fenomeno del surriscaldamento globale.”

“Sarebbe proprio il surriscaldamento globale”, continua Gabriella, “a dover imporre agli enti di gestione una cura maggiore verso la tutela delle alberature che proliferano lungo le sponde di canali e fiumi, solo gli alberi sono in grado di mitigare le temperature, dando ossigeno e refrigerio, diminuendo l’effetto delle isole di calore. Purtroppo ciò avviene raramente, quando si da il via ad operazioni, cosiddette, di pulizia degli argini, dove i macchinari trinciano tutto quello che trovano sulla loro strada, distruggendo alberi, zone ripariali, eliminando il cotico erboso, ledendo la biodiversità di interi corsi d’acqua”.

La normativa nazionale in materia di gestione delle risorse idriche, il D.lgs n. 152/2006, pone tra i suoi obiettivi principali quello del mantenimento della capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici, di miglioramento dello stato delle acque e, infine, quello di garantire la qualità ambientale, intesa anche come capacità di ospitare flora e fauna. Questo tipo di interventi, così drastici, mette in discussione il raggiungimento di tali obiettivi a tutela dell’ambiente e del biotopo acquatico.

Per le associazioni ambientali è necessario ponderare meglio tali progetti che, troppo spesso, sono proposti, vagliati e autorizzati da tecnici poco o per nulla competenti in materia di tutela ambientale, zone parco ed aree protette.
La gestione ambientale, in generale, non è basata unicamente sul rispetto delle norme giuridiche in senso stretto, cosiddette hard law, o diritto rigido, ma va guidata con gli indirizzi forniti dalle soft law, o diritto flessibile, composte da linee guida, best practices, migliori tecniche disponibili (BAT e BATNEEC), dichiarazioni di principio, carte mondiali e così via.

In ambiti estremamente complessi ed in constante evoluzione come quello ambientale, lo spazio lasciato a queste norme e la loro importanza pratica dovrebbe essere notevole, purché di fonte autorevole e fondata su basi tecniche innovative ed aggiornate, eppure nella pratica linee guida e best practices sono soventemente disattese.

Le linee guida regionali per la riqualificazione integrata dei corsi d’acqua naturali dell’Emilia-Romagna, sono finalizzate alla mitigazione del rischio di alluvione, ma si conciliano con il miglioramento dello stato ecologico degli habitat naturali, che i corsi d’acqua rappresentano. A pagina 37 di tali linee guida è ben rappresentata un’opera di riqualificazione, si parla di piana arginale inondabile, alberature, di capacità autodepurativa del corso d’acqua, di stato ecologico. Ciò che non si ravvisa nelle numerose opere di deforestazione attuate lungo fiumi e canali dalla Protezione Civile o dalla Bonifica”, dichiarano pubblicamente gli attivisti della Voce degli alberi sulla loro pagina Facebook.

La battaglia tra chi vorrebbe i corsi d’acqua privati di alberi, cespugli e canneti e chi, invece, rivendica la necessità di preservare tali corridoi ecologici, che favoriscono biodiversità, ossigenazione, riparo dalla calura, e fitodepurazione delle acque, sembra ancora molto lunga.

Fonte citazioni e foto in copertina – pagina facebook Consorzio di Bonifica Burana, post del 7 gennaio, ore 11.45