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Del tutto inutile. La Commissione Ambiente impegna il Governo a vietare il fracking.

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Ci sembrava che le notizie della scorsa settimana a proposito del fracking fossero troppo belle. Naturalmente Maria Ferdinanda Piva ha voluto vederci più chiaro, ed ecco di seguito le sue conclusioni: siamo più o meno alle solite…

 

di Maria Ferdinanda Piva

Tre notizie sul fracking in Italia: una buona e due cattive. La buona notizia è che la commissione Ambiente della Camera ha approvato mercoledì una risoluzione che impegna il Governo a vietarlo sul territorio nazionale.

Le due cattive notizie? Innanzitutto, la mozione così com’è è inutile. Si riferisce infatti solo e strettamente al fracking propriamente detto, che in Italia non viene praticato perchè non esistono idrocarburi estraibili con quella tecnica. Il testo invece non fa alcun cenno alle altre pratiche estreme e invasive legate agli idrocarburi il cui impiego è documentato o previsto sul territorio nazionale e che sono anch’esse gravide di possibili effetti altamente indesiderati. E’ una risoluzione così soft che il rappresentante del Governo in commissione non ha avuto obiezioni: eppure il presidente del Consiglio Letta appoggia il fracking.

Inoltre, risoluzioni e mozioni del Parlamento che impegnano il Governo valgono come il due di picche quando non è briscola: la faccenda del mais Ogm insegna. Ora i dettagli.

Il primo firmatario della risoluzione contro il fracking è Alessandro Zan, Sel. Il documento è stato sottoscritto anche da esponenti del Pd e del M5S. Il fracking viene definito con queste parole:

per fracking o fratturazione idraulica si intende la tecnica di estrazione di idrocarburi, come il petrolio ed il gas naturale conosciuto come shale gas, dalle rocce mediante l’iniezione ad alta pressione di acqua ed altri reagenti chimici nel sottosuolo, in modo da fratturare le rocce di scisto sottostanti incrementando in tal modo la liberazione e la migrazione in superficie dei fluidi contenenti idrocarburi liquidi o gassosi, per il successivo immagazzinamento

A rigor di termini, è difficile far rientrare in questa definizione le tecniche adottate già molti anni fa per migliorare la resa della piattaforma petrolifera Giovanna nel mare Adriatico. Non c’è cenno all’acidificazione dei pozzi (uso appunto di sostanze acide per sciogliere le rocce e migliorare la resa), che spesso ma non sempre viaggia a braccetto col fracking; men che meno si fa cenno allo stoccaggio del gas in sovrappressione come a Seregnano e Bordolano, dove si è stabilito che un terremoto fino a magnitudo 3 è accettabile per legge.

Ancora. La mozione non blocca e non sposta di un millimetro i progetti “estremi” e rischiosi che hanno a che fare con idrocarburi, energia e sottosuolo come il Ccs (in corso a Cortemaggiore e previsto nel Sulcis) e lo sfruttamento del “coal bed methane” ancora nel Sulcis.

Infatti, come risulta chiaramente dal verbale della seduta della Commissione ambiente in cui è stata approvata la risoluzione contro il fracking, il rappresentante di questo Governo così generoso coi petrolieri non ha fatto una piega. Il sottosegretario Marco Flavio Cirillo ha detto in sostanza di non avere nulla da eccepire contro la risoluzione, dal momento che

in Italia le condizioni geologiche non sono favorevoli alla formazione di gas di scisto o di altri idrocarburi non convenzionali

Infatti. In Italia (a parte il limitato esperimento di Ribolla) non si è fatto e non si fa fracking propriamente detto: lascia segni chiaramente visibili sul territorio, non può passare inosservato e i petrolieri già lo avrebbero praticato se fosse conveniente. In Italia invece sono di casa le pratiche “spinte” relative agli idrocarburi convenzionali. E la mozione non le considera neppure.