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Dove osa lo sciacallo

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Nuove sagome potrebbero restare immortalate nelle memorie delle fototrappole, forme agili, schive, orecchie aguzze, musi affilati. Mentre siamo intenti a discutere di lupi scesi a valle, si fa silenziosamente strada dall’est una nuova figura: lo sciacallo dorato, Canis aureus (Linnaeus, 1758). Ma fermiamoci un istante, prima di gridare all’ormai canonico alieno invasore.

Lo sciacallo dorato è arrivato dalle terre balcaniche con le sue zampe. Specie protetta (LN 157/92, Direttiva Habitat 92/43 (All. V) e app. III della Convenzione CITES), le osservazioni di questo canide elusivo non si fermano alle sole zone alpine, prealpine e, in particolare, carsiche di confine, dove la specie ha trovato da tempo terreno fertile (divenendo, peraltro, un’attrazione naturalistica). Aumentano gli avvistamenti di individui che, scivolando oltre le maglie di un tessuto antropizzato, arrivano dove non vi erano notizie di questa specie. Se la prima segnalazione certa del Canis aureus in Italia viene fatta risalire, dagli esperti del Museo Friulano di Storia Naturale, al 1984 (Provincia di Belluno: Lapini et al., 1993,), ricordiamo nel 2017 il clamore per l’avvistamento di un individuo nelle campagne modenesi (Mirandola, Gemmato et al., 2017). Lo sciacallo, in barba a tutte le nostre possibili, ipotetiche, supposte, congetture aveva attraversato il Po. Un grande Fiume che diventa non un confine, ma un’opportunità, una via verde in cui muoversi indisturbato (e da attraversare quando serve).

Recente è il ritrovamento di un esemplare di Canis aureus nelle campagne Veronesi, rimasto vittima di un incidente (18 novembre 2020, presso Sandrà di Castelnuovo del Garda) e ancora un avvistamento nel parmense (4 dicembre 2020 presso Baganzola, riconosciuto come tale dal Servizio Conservazione, Ricerca e Monitoraggio Parchi del Ducato), quindi la notizia della segnalazione più occidentale ad ora registrata con le immagini dell’animale in Provincia di Alessandria, proprio nel Parco del Po Vercellese/Alessandrino, (registrate il 29 luglio nella zona di Pontestura dal naturalista Andrea Maestri).

Simile ad un giovane lupo, ma con tratti che potrebbero ricordare una grossa volpe, stiamo parlando di un canide di medie dimensioni (mezzo metro di altezza e un peso che nei maschi più grossi può arrivare a toccare i 15 kg), con una corporatura meno massiccia del lupo, fronte appiattita, muso stretto, torace allungato, zampe relativamente corte e mantello color ruggine-ocra che sfuma nel grigio-bruno sul dorso, la coda si presenta con una evidente punta bruno-nera.

A livello sistematico, con il lupo lo sciacallo condivide il genere, ma ci troviamo di fronte ad una differente specie e, complice la taglia minore, di “regola” subisce la competizione diretta del lupo, con cui vede una parziale sovrapposizione ecologica. Proprio nella distruzione delle foreste e nel massacro dei lupi del centro ed est Europa, andrebbe infatti trovata una delle principali cause dell’espansione di questo adattabile canide, amante delle ampie distese. Predatore di piccoli mammiferi (e piccoli animali in genere), opportunista con abitudini necrofaghe, lo sciacallo non disdegna la vicinanza con l’uomo, pur non entrando in rilevante competizione con le attività antropiche. Le carte in regola per il successo sembrano esserci, ma ad oggi le conoscenze sono ancora limitate. La prima cattura di un esemplare per rilievi biometrici e rilascio con radiocollare risale solo al 2019 (catturato nel goriziano il 14 agosto 2019, da un squadra del Dipartimento di Scienze Agroalimentari, Ambientali e Animali dell’Università di Udine ).

Nel nostro Paese, un “assestamento della situazione potrà richiedere diverse decine di anni e comunque spingerà lo sciacallo nelle zone più antropizzate, nei delta fluviali o in altre zone umide di pianura.” (Distribuzione, espansione e problemi di conservazione di Canis aureus in Italia… Lapini et al., Quaderni del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara – Vol. 6 – 2018).

Intanto, appassionati di fotografia naturalistica sfidano le acque di un altro grande fiume, il Danubio, per rincorrere la “cattura fotografica” perfetta nelle piane deltizie della Romania, dove l’elusivo sciacallo mostra il suo potenziale adattativo.

Chissà, forse non bisognerà aspettare molto tempo per vedere questo selettore naturale all’opera sulle nutrie del nostro fiume o a caccia nel nostro Delta. Come spesso accade, li fatto che qualcosa non si veda non vuole sempre dire che non ci sia, ma per ora abbiamo notizia certa dei soli esemplari rilevati in dispersione.