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Fiumi ostaggio dei predoni, le bande ora si allargano

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Dal Po al Mincio fino ai laghi, aumentano le gang in arrivo da mezza Europa. Dalle guardie venatorie 180 verbali: trovati 24 chilometri di reti e quintali di pesce.
Non sono bracconieri occasionali. Semmai si tratta di bande organizzate. Forse una decina o anche più quelle in attività nel Mantovano. Pescano di frodo, calano le reti di notte – o, nel caso dei siluri, lenze con decine di esche – e fanno quintali di bottino in spregio alle regole e alla tutela dell’ambiente. Sanno già dove piazzare il pescato, c’è un mercato nero che ingoia di tutto, un sommerso che alimenta l’attività di bracconaggio. Il fenomeno dei predoni dei fiumi sta cambiando fisionomia. Non sta solo crescendo nei numeri, sta anche ampliando il suo raggio d’azione. Dall’osservatorio delle forze di vigilanza, prima fra tutte le guardie venatorie della Provincia, da oltre un anno s’è allargato dall’asse del fiume Po ai laghi di Mantova, al basso Mincio e negli ultimi mesi al canale Fissero Tartaro.

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