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Giornalisti di Azione Fluviale dopo tre settimane nella Zona Rossa

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di Andrea Dal Cero – le foto sono di Pasquale Spinelli © ilgiornaledelpo

Siamo tornati nella zona colpita dal terremoto che si accanisce in questa porzione di Emilia, tra la Via Emilia e il Grande Fiume. Ci eravamo stati a poche ore dalla prima scossa, quella del 20 maggio. Era domenica: una domenica da cani, scrivemmo, dopo aver percorso l’itinerario che il sisma aveva pianificato per noi: San Carlo, Sant’Agostino, Finale Emilia, Bondeno.In queste ultime tre settimane l’epicentro delle scosse sembra essersi spostato verso Ovest interessando e distruggendo grandi centri come Mirandola e piccoli paesi come Cavezzo. Sulle tendopoli e nelle zone rosse le condizioni climatiche sono più volte cambiate: ci sono stati grandi temporali, è tornato il freddo, ora ci si prepara per il caldo estivo e insopportabile.Ma non voglio qui parlare del dolore e delle distruzioni; ne avete già sentito e visto fin troppo da tutti i media che hanno cercato al meglio (quasi sempre) di compiere il loro dovere di informazione.Siamo tornati per verificare come il territorio sta rispondendo a tutto quello che gli è successo e che ancora gli succede, con lo stesso spirito e lo stesso sentimento con cui si va a trovare un amico che attraversa un momento difficile della vita.

Così, di prima mattina, Pasquale Spinelli, Enrico Pecorari e io siamo rientrati “nella zona” dal bivio a sinistra alle porte di Malalbergo, sulla statale Porrettana. Passando da San Vincenzo di Galliera, ci siamo lasciati a destra Poggio Renatico e siamo arrivati a San Carlo. Qui, lo sapete, si è verificato quel fenomeno che tutti abbiamo imparato a chiamare “liquefazione delle sabbie”. L’acqua, la sabbia e il fango non ci sono più, ma intere strade del paese sono diventate zona rossa e nessuno può accedervi. Nonostante la pulizia effettuata la situazione non sembra essere migliorata per gli abitanti. A un incrocio in pieno centro, da un cumulo di sabbia che ora appare quasi bianca, spuntano i primi fili d’erba e un fiore ancora chiuso sta crescendo e presto sboccerà. In piazza c’è un presidio dei vigili del fuoco e un container che funge da ufficio informazioni. Non c’è quasi nessuno, un signore attende che un pompiere lo accompagni a prendere qualcosa nella casa in cui non può più vivere e nemmeno entrare. Una giovane dipendente comunale non se la sente di valutare la situazione, di raccontarmi come la pensa. Si limita, come tutti, a farsi in quattro ogni giorno e preferisce dirmi delle vacanze a Numana che non farà e della caparra che ci ha rimessa. Ma riesce quasi a riderci sopra, dice che adesso i problemi sono altri.

A Sant’Agostino la piazza è completamente transennata. Il campanile, quello che segna ancora le 4 e quattro minuti, è ancor più sbrecciato e di fronte a lui il palazzo del Comune è adesso completamente sventrato su un lato. Il grande lampadario, quel bel lampadario di Murano che abbiamo visto tante volte, è stato infine salvato e sarà probabilmente uno degli oggetti della memoria attorno ai quali sarà prima o poi ricostruito il nuovo municipio. I passanti sono pochi e silenziosi, soltanto nella piazza alle spalle del comune c’è un po’ di vita, un paio di negozi aperti, un ufficio mobile delle poste in un camper attrezzato.A Finale Emilia la zona rossa è molto grande  e non riusciamo proprio a raggiungere i posti dove eravamo stati tre settimane fa. Ci fermiamo davanti a quello che resta di Palazzo Grillenzoni che chiamano anche Palazzo dei Veneziani perchè, costruito in prossimità dell’antico canale Cavamento, serviva proprio per stivare le merci che arrivavano da Venezia per via d’acqua. Adesso stanno demolendo quel che ne resta a colpi di benna e di maglio. Un signore con tanto di casco protettivo pronto all’uso segue ogni mossa della ruspa con grande partecipazione: la sua casa è proprio attaccata al palazzo ed è ancora in piedi ed agibile: lui ha una gran paura che gliela tirino giù assieme a tutto il resto.

Poco distante incontriamo la chiesa di Buonacompra completamente distrutta; stanno demolendo il campanile e la strada rimane chiusa.A Bondeno il traffico stradale, fin qui praticamente inesistente, riprende la sua confusione e la cittadina sembra perfettamente normale. La zona rossa è in pieno centro e non la vediamo, i capannoni tristemente famosi sono lontani e non ci andiamo.Facciamo un salto a Stellata e vediamo la Rocca Possente un po’ sbrecciata e sicuramente chiusa, passiamo per Felonica che ci appare come sempre un po’ pigra e sonnolenta sotto il sole di mezzogiorno.Arriviamo a Sermide e ci fermiamo per pranzo. Gli amici della redazione della rivista Sermidiana ci dicono che la chiesa è chiusa ma che in zona, tutto sommato, non ci sono stati troppi danni. Attraversiamo il Po e arriviamo a Castelmassa, in Veneto. Ogni campanile una gru, ogni chiesa una transenna fino a Ficarolo. Poi rientriamo in Emilia e mettiamo il muso della macchina verso casa.Quello che abbiamo attraversato è un territorio che ci è apparso molto, troppo silenzioso. In cui le poche persone che si incontrano sono gentili nonostante quello che è loro capitato, ma si portano addosso una specie di peso, di febbre, che condiziona loro l’esistenza . Una grande zona dove le giornate si susseguono con ritmi diversi da prima e la vita conosce adesso priorità del tutto nuove.