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Pesci fuor d’acqua. La grande secca e gli ecosistemi del Po

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Pesci fuor d’acqua. Letteralmente. La grande secca che ha cominciato ad attenuarsi con i temporali di fine estate ha stremato gli ecosistemi del Po.

Anche nei momenti peggiori, il Po ha sempre conservato acqua: la vita vi è risultata certo disturbata e difficile, ma non impossibile per tutti. E’ andata molto peggio in alcuni affluenti indiretti, che – sebbene altrettanto indirettamente – possono essere considerati anch’essi parte degli ecosistemi del Po. Torrenti ridotti ad autostrade di sassi: Madrasco (Sondrio), Orco (Torino), Lura (Milano)…  I pesci, o sono stati trasportati altrove o sono morti. Ancora a fine di agosto e a temporali iniziati, era letteralmente secco per chilometri il torrente Orba, nel Parco del Po piemontese. Guardie ecologiche e guardiapesca hanno recuperato i pesci rimasti intrappolati nelle pozze isolate. “L’ecosistema fluviale è andato perso”, come ha detto un consigliere dell’ente di gestione del Parco.

Nel Po, i pesci hanno cercato di salvarsi raggruppandosi nei tratti più profondi, con acque meno calde e più ricche di ossigeno. Talvolta, già alla fine della primavera, hanno trovato ad aspettarli i pescatori di frodo muniti di reti e perfino di fiocine: un bottino facile e ricco quanto crudele. Vittime designate, gli storioni che più di altre specie hanno bisogno sia di acque ossigenate sia di protezione. Erano il vanto di un fiume abituato ad essere grande, ma ne sono rimasti così pochi che ora si rende necessario tentare i ripopolamenti immettendo giovani esemplari nel fiume.

Hanno incontrato difficoltà particolarmente gravi le anguille, anch’esse care alla vecchia memoria del Po ed ormai così rarefatte da essere oggetto di programmi di reintroduzione. Le ha danneggiate la scarsa portata del fiume nella zona del delta.

Le anguille nascono in un’area dell’oceano Atlantico chiamata Mar dei Sargassi, e di lì si spostano verso l’Europa. Arrivano in prossimità delle coste durante la primavera: la ricerca di acque via via meno saline le conduce davanti alle foci e poi nei fiumi, dove trascorrono anni prima di tornare in  mare a riprodursi. Ma in primavera il Po era già in secca. La sua acqua poteva esercitare solo una ben misera attrazione. Le giovani anguille perciò sono rimaste quasi tutte in mare.

Anche le anguille adulte già presenti nel Po non se la sono passata bene. Di solito cercano cibo e rifugio nelle acque basse prossime alle sponde o nelle golene laterali. Questi tratti del fiume sono rimasti in estate completamente a secco.

Le acque basse, durante questa terribile estate, sono praticamente sparite insieme alla miriade di creature che le abitano. Fanno parte degli ecosistemi del Po i piccoli corsi d’acqua e le zone umide che sono collegate al grande fiume come le foglie sono collegate al tronco dell’albero; non ospitano solo pesci ma anche gamberi di fiume, insetti come libellule e ditischi, anfibi che a dispetto del nome (“rospo comune”, “rana comune”) sono di anno in anno più rari. Per loro, la primavera e l’estate sono state disastrose. Chissà se, quando e come potranno riprendersi.

Si tratta di animali piccoli ed umili, certo: eppure sono indispensabili anelli di catene alimentari che si trovano in cronica difficoltà a causa della pressione umana. Rappresentano il cibo di molte specie – dalle bisce agli uccelli insettivori e agli aironi, a seconda dei casi – che ora, di conseguenza, hanno risorse alimentari più limitate. Sono essi stessi predatori di altri esseri viventi che per noi esseri umani non sono necessariamente i benvenuti.

Le zanzare, ad esempio. Sono anch’esse legate all’acqua per lo sviluppo larvale, eppure in quest’annata secchissima c’è stata un’autentica invasione. Motivo? Le larve di zanzara riescono a vivere anche in pochissima acqua (basta un sottovaso) e diventano adulte al massimo in dieci giorni. Ben diverse le necessità dei loro nemici naturali, come ad esempio i tritoni, i ditischi,  le larve di libellule che per vivere hanno bisogno di pozze d’acqua presenti sempre, o almeno per mesi. E quest’anno le nicchie ambientali adatte alle loro esigenze sono praticamente sparite.