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I soldi per la manutenzione degli argini non ci sono. Li spendiamo per la TAV in Val di Susa

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di Andrea Dal Cero

Vogliamo i responsabili, vogliamo che paghino!” urlano i cittadini della Bassa Modenese colpita dall’alluvione che si stanno mobilitando per avere spiegazioni di quanto è successo.

I parlamentari di casa scrivono al governo, la Procura di Modena ha aperto un’inchiesta contro ignoti per disastro colposo, le responsabilità si rimpallano tra enti e istituzioni, mentre si incolpano del disastro volpi, nutrie e tassi.

Ma la gente, colpita in meno di due anni da altrettante calamità di cui almeno una assolutamente naturale, non ne può più. Non ne possono più le famiglie, le aziende, le strade e i campi coltivati.

Adesso si parla di Class Action contro chi, sull’argine del Secchia, doveva controllare, manutenzionare, intervenire.

“L’esondazione si poteva evitare con normali azioni e interventi di prevenzione – dichiara il deputato a 5 Stelle, originario di Finale Emilia, Vittorio Ferraresi – basti pensare che il letto del fiume non viene dragato da decenni ed è più alto del livello della campagna circostante”.

Il  sindaco di Soliera Giuseppe Schena, di centrosinistra dice che “dal 2009 ad oggi gli interventi di manutenzione sono stati ridicoli, sia in termini di chilometri che di tipologia di intervento”.

“E’ dal 2011 che chiediamo conto dello stato di manutenzione del fiume – gli fa eco Dante Mazzi, consigliere provinciale di Modena in quota Forza Italia – abbiamo segnalato spesso che c’era un problema che andava affrontato, specie dopo il terremoto che poteva aver provocato ulteriori danni, ma nessuno ha fatto nulla. La pulizia degli argini e degli alvei, di cui Aipo è incaricata, non è una questione di oggi, non ci sono state precipitazioni fuori norma tali da giustificare l’alluvione. Il punto è che è proprio mancata l’ordinaria manutenzione”.

“Forse le tane degli animali hanno contribuito, ma sicuramente la manutenzione è fondamentale e il Secchia ha subito pochissimi interventi in questo senso” afferma Alberto Borghi, sindaco di Bomporto eletto col Pd, che appena ieri l’altro ha dovuto dire ai suoi concittadini: abbandonate la città.

La manutenzione degli argini non è affidata ai comuni ma all’Aipo, ha costi molto alti ma è un lavoro indispensabile, come si è dimostrato in questi giorni.

 “Ci si pensa sempre troppo tardi” critica il Mab, il movimento autonomo di base, che già nel 2012 si era rivolto alla Procura della Repubblica e al Consiglio superiore della magistratura per denunciare lo stato di incuria dei fiumi che attraversano la bassa modenese”. “Evidentemente – racconta Eugenio Celestino del Mab di Modena – era necessario attendere che avvenisse questo disastro per occuparsi del problema”.

Anche da Soliera, risparmiata delle acque, arriva un grido di accusa. “Pulire il letto del fiume, rafforzare gli argini e realizzare nuove casse di espansione è compito dell’Aipo. Se mancano i soldi, devono battere i pugni sul tavolo per averli”.

Ma i soldi non ci sono, diciamo noi. Li stiamo già spendendo per altre “attività indispensabili” sul territorio. Come per esempio fare trafori più che discutibili in Val di Susa. E sembra anche che, a parte i 5 Stelle, siano tutti d’accordo nel farlo.

E mentre davanti ai cantieri della TAV i comitati del territorio cercano di fermare le macchine con ogni mezzo, qui i fondi e le stesse macchine per il movimento terra non ci sono perchè i soldi necessari a farle funzionare li stiamo spendendo tutti là.

Là è un inferno di spreco e devastazione ambientale, qui nel Modenese la devastazione ambientale è un inferno causato, dicono tutti in coro, dalla mancanza dei fondi necessari ad una buona manutenzione dei fiumi.

Se le ruspe della Val di Susa lavorassero alla manutenzione degli argini, nessuno si sognerebbe di bruciarle, anzi. E anche le forze dell’ordine che le difendono, invece di vivere in assetto di battaglia, potrebbero tranquillamente girellare per i paesi della Bassa con serenità. Probabilmente qui offrirebbero loro anche un caffè.