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Il Cimitero delle Navi di Ravenna

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Il Porto di Ravenna non è una discarica”, questo il grido del Collettivo Autonomo Ravennate che denuncia la situazione assurda in cui versa il cosiddetto Cimitero delle Navi di Ravenna dove tuttora campeggia il relitto non bonificato e spandente idrocarburi della M/N Berkan B, collassata durante errate operazioni di demolizione presso una banchina pubblica non attrezzata del Porto di Ravenna, nel Canale dei Piomboni, il 4 ottobre 2017, e affondata il 5 marzo 2019.

Il Collettivo, visto l’interesse suscitato, rinnova a tutte e a tutti l’invito a partecipare ai presidi mercoledi 24 e giovedi 25 marzo, dalle ore 10.00 alle 13.00 (nei pressi del Tribunale di Ravenna, viale Randi 67).

Chiunque vorrà potrà portare cartelloni o striscioni riguardanti il porto, i lavoratori, l’ambiente, la salute, le Pialasse, o anche solo passare per un saluto.

Stanno cercando di sottotacere la chiamata in tribunale …. hanno tutti da rimetterci, il Sindaco con il mandato di vegliare sul territorio e sulla salute dei cittadini, il Vice Sindaco preposto con delega al porto, il ministero dei trasporti e, non per ultimi, i dirigenti dell’autorità portuale ….”

La richiesta di organizzarsi, di unirsi in un comitato pronto alla denuncia e alla lotta per chiedere Giustizia, questo è quanto emerge dalle parole e dalla protesta indetta dal Collettivo Autonomo Ravennate.

Oggi chi si avvicina allo specchio d’acqua della Piallassa dei Piomboni si trova davanti uno scenario surreale, degno di un’Apocalisse finita particolarmente male, oltre ai bilancioni scomposti che pescano nel fango oleoso di quattrocento anni di laguna massacrata naturalisticamente e storicamente ecco la siluette dei relitti del Cimitero delle Navi. Diversi gli scafi abbandonati da anni nello specchio d’acqua della Pialassa dei Piomboni, in prossimità di ambienti tutelati.

Intanto numerose Associazioni son insorte per l’ormai insostenibile situazione in cui versa il “Cimitero delle Navi” al Porto di Ravenna e chiedono una “URGENTE Istanza di presa in carico e bonifica – con dichiarazione di stato di emergenza e nomina di commissario straordinario – di una “discarica” di sei relitti navali affondati o semiaffondati, di cui uno certamente non bonificato, affondato e sversante idrocarburi da almeno due anni, presso il Porto di Ravenna”

Il gruppo è costituito da Amici della Pineta San Vitale e Pialasse, Animal Liberation, A.N.P.A.N.A. – Associazione Nazionale Protezione Animali, Natura e Ambiente, APS Amici dei Parchi di Monteveglio e dell’Emilia, AsOER – Associazione Ornitologi dell’Emilia-Romagna, Associazione Naturista Ravennate, C.L.A.M.A. Ravenna Onlus, Comitato Difesa Pialassa del Piombone e Baiona, ENPA – Ente Nazionale Protezione Animali, Federazione Nazionale Pro Natura, Gruppo d’Intervento Giuridico odv, ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, Italia Nostra, L’Arca AdV, LIPU Emilia-Romagna, Legambiente EmiliaRomagna, OIPA Italia OdV – Organizzazione Internazionale Protezione Animali, WWF Emilia-Romagna.

Le Associazioni evidenziano la continuità idraulica con una zona del Parco Regionale del Delta del Po ‘Stazione Pineta di San Vitale e Pialasse di Ravenna’ nonché sito Rete Natura 2000 IT4070006 – ZSC-ZPS Pialassa dei Piomboni, Pineta di Punta Marina. “Nel sito così identificato sono presenti 11 habitat (3 prioritari) di cui alla Direttiva 92/43/CEE ‘Habitat’, tre specie ittiche di cui all’All. II della medesima Direttiva, e sono presenti 14 specie di avifauna di interesse comunitario cui all’All. I della Direttiva 79/409/CEE ‘Uccelli’”.

“Attorno al relitto risulterebbe essere stato misurato inquinamento con concentrazione di idrocarburi pari a 89 volte il valore di riferimento” e “le panne non hanno potuto svolgere un contenimento continuativamente a tenuta stagna degli inquinanti fuoriusciti dal relitto”. Risulta vi siano state morie di decine e decine di esemplari di avifauna rimasta imbrattata di idrocarburi e poi intrappolata tra le panne, così come di ittiofauna. Tutto questo in uno scenario dove “vengono effettuati, ogni anno, proprio nell’intorno del relitto e delle altre imbarcazioni abbandonate del ‘cimitero’, svariati sequestri di quintali di molluschi raccolti abusivamente e destinati al mercato alimentare” ed in una laguna dove “si effettua lecitamente attività di pesca, tramite i cosiddetti ‘padelloni’ (o bilancioni o capanni) da pesca, quasi tutti regolarmente concessionati”

Le Associazioni prendono atto di quella che che appare come “la più totale ed inspiegabile inerzia da parte degli Enti davanti ad una vicenda di questa entità, in particolare, da quello che risulterebbe, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro settentrionale, ovvero degli Enti sul cui operato la Magistratura sta provando a fare piena luce attraverso un procedimento penale in corso; e, a quel che risulterebbe, anziché predisporre con la massima urgenza il trasferimento in bacino di carenaggio del relitto Berkan B danneggiato ma ancora galleggiante, ovvero la rimozione dello stesso dalle acque del Porto di Ravenna contigue a quelle della Pialassa Piomboni zona di Parco del Delta del Po, è stato invece predisposto un bando di gara ordinario nelle intenzioni del quale, per la cifra di oltre 9 milioni di euro, il relitto sarebbe stato rimosso”. Un bando aggiudicato nel dicembre del 2019, ma non ancora assegnato, “ben 41 mesi, danni ambientali, alle attività portuali, alle risorse pubbliche, alle casse dell’erario, all’ecosistema, alla salute umana”.