Home Acqua e Territorio Il dopo alluvione nella Bassa Modenese: grande impegno solidale, con qualche lacuna

Il dopo alluvione nella Bassa Modenese: grande impegno solidale, con qualche lacuna

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Il Panaro a Bomporto

 

di Gian Luigi Casalgrandi

Il Panaro a Bomporto

Le acque, dopo i centri abitati, si stanno ritirando anche dalle campagne, rimane uno strato di circa 15/30 centimetri, sufficiente a provocare angoscia, che copre ancora parte del territorio già devastato dal terremoto, tra cui San Felice e Finale Emilia. Anche in questo caso, con lo slogan coniato nella Bassa Modenese “barcollo ma non mollo” aggiornato nel gioco di parole: “Sono a mollo ma non mollo”, il popolo alluvionato si è mosso immediatamente e in questo momento diverse strutture pubbliche e private sono già in funzione.

Rimangono i grandi danni per i quali, così come per il terremoto, dovrà intervenire lo Stato con contributi sicuri e veloci, chiesti a più voci per lo stato di calamità.

Genti dalle grandi capacità quindi, ma purtroppo, con qualche imperdonabile lacuna tra cui quella di gettare i rifiuti nei fossati laterali alle strade, che in questi giorni galleggiavano in uno scenario davvero squallido e desolante. Altra lacuna, ben più grave, la poca manutenzione, a volte nulla, di fossi, canali e scoli, chiuse e antichi ponti in cotto, che formano la vasta ragnatela che raccoglie le acque di superficie per condurle verso il Grande Po, il fiume che, così come altre bellezze naturalistiche, dovrebbe essere l’orgoglio di tutti noi italiani e non.

Anche in questo caso c’è bisogno di ottimismo. Considerando come abbiamo visto, che “quando c’è un’emergenza, ci muoviamo” pure in maniera solidale, speriamo che anche in tema ambientale si possa fare un passo avanti e non si debba sempre prendere come esempio altri “posti puliti” come la vicina Austria, ma in un futuro, speriamo non troppo lontano, essere orgogliosi anche noi, del “Bello, lindo e pulito, nostro Italico Stivale”.