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Il Mulino del Po – Il Film

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di Luigi Griva

Nel 1948 un regista ventottenne, Alberto Lattuada, da poco laureato in Architettura, convince il produttore romano Carlo Ponti a finanziare un film che proponga una storia neorealista, ambientata al nord, nella piana del Po. La sceneggiatura si basa sul terzo tomo della trilogia di Bacchelli, Mondo vecchio sempre nuovo.

Nella realtà, le riprese – la fotografia è di Aldo Tonti – avvengono a Borgoforte di Rivalta, nel mantovano e mantovani sono alcuni personaggi, scelti da Lattuada nelle strade e nei mercati della zona per affiancare gli attori protagonisti, che sono Carla del Poggio e Jaques Sernas.

Con loro, altri nomi ben conosciuti del primo dopoguerra, come Nino Pavese e Leda Gloria. Direttore di produzione è Clemente Fracassi, sceso a Roma dalla provincia cremonese. Nella sceneggiatura, di cui è coautore, Lattuada – puntiglioso ed esigente – ha coinvolto, oltre a Bacchelli, personaggi destinati a diventare famosi, come Luigi Comencini, Federico Fellini, Tullio Pinelli, addirittura lo storico Sergio Romano, La colonna sonora è del maestro Ildebrando Pizzetti, di Parma, compositore e organista, autore di musiche da film passate alla storia, come la partitura per Cabiria del 1914 e I promessi sposi del ’43. Un cast eccezionale, per un regista alla prima opera.

Il ricordo di quelle giornate d’estate del lontano 1948 sono ancora vive nel ricordo degli anziani di Rivalta, come testimonia lo storico locale Luigi Zappavigna al quale devo queste informazioni.

Il tranquillo centro mantovano, diventato set cinematografico, è sconvolto nelle abitudini dalle frenetiche operazioni della troupe romana. Giacomo Giuradei, detto Mino, un muratore di Medole, è stato scelto per interpretare un personaggio centrale, Princivalle Scacerni. Mino è “un omone dagli occhi piccoli piccoli”, così lo ricorda il direttore della fotografia Tonti. Il 1948 è l’anno di Ladri di biciclette di De Sica, e Lattuada si è fatto contagiare dalla moda degli attori presi dalla vita reale.

La piazza della chiesa di Rivalta, aperta sul fiume, ospita la scena del comizio della lega contadina, e i rivaltesi fanno da comparse. In altra scena – la marcia di protesta verso Ferrara dei braccianti agricoli – il capo dei dimostranti è interpretato da Luigi Morelli detto “Bigio”, anch’egli rivaltese. La prima proiezione romana del film avviene nel settembre 1949. Prima de I compagni di Monicelli e Novecento di Bertolucci, il cinema di Lattuada affronta il tema delle lotte padane dei braccianti e dei contadini, in quella parte del delta ferrarese che ha visto l’affermarsi – nei neri anni venti – della reazione che ha “ferrarizzato” l’Italia.

La trama del film:

Al mulino di Rocco e Cecilia Scacerni si festeggia il fidanzamento della figlia Berta con Urbino Verginesi, rampollo di una famiglia di proprietari terrieri, ma il futuro riserva esperienze dolorose. Princivalle, fratello di Berta, per sfuggire a una ispezione della Guardia di Finanza dà fuoco al mulino. La scena dell’incendio è altamente drammatica. Il giovane viene arrestato, e la famiglia piomba nella più cupa miseria. Il matrimonio di Berta con Urbino è rimandato, e i Princivalle si trovano ad affrontare lo sciopero dei contadini, motivati dalla propaganda della lega socialista.