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Il virus Zyca è alle porte e non riusciremo a fermarlo. Cos’è, come ci ammala, come si combatte

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Approfondimenti e raccomandazioni di Carlo Contini*

Zika (ZIKV) è un virus assai noto, legato filogeneticamente ad altri virus, come quello della Febbre Gialla, Dengue, Chikungunya e West Nile. Identificato per la prima volta nel 1947 da una scimmia Rhesus che vive nella foresta Zika dell’Uganda, nel 1952 è stato poi isolato nell’uomo in Uganda e poi in Tanzania e da lì è iniziata la diffusione nella nostra specie.
La trasmissione avviene tramite punture di zanzare, soprattutto del genere Aedes. Se non esiste contagio da persona a persona, non si escludono invece possibilità di trasmissione del virus dalla gestante infetta per via perinatale (nel periodo cioè tra la 29ª settimana di gestazione e i primi 28 giorni dopo il parto) ed anche sessuale da un individuo che contenga il virus nello sperma. Recenti studi hanno anche dimostrato che donatori di sangue asintomatici al momento della donazione sono risultati positivi all’infezione.
In Italia, il vettore potenzialmente più efficace per la trasmissione è Aedes albopictus, meglio conosciuta come “zanzara tigre”, introdotta dal 1990 con i pneumatici usati ed attualmente diffusa in tutto il nostro paese. Se questa zanzara si dovesse adattare a trasportare anche ZYKV, potrebbe esserci il rischio anche da noi di contrarre la malattia.
ZYKV è in grado di causare, dopo circa 3-14 giorni dalla puntura, sintomi che nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente, quali febbre, dolori muscolari o alle articolazioni, eruzioni cutanee, congiuntivite o dolore retro-orbitario, spossatezza. Rarissime le emorragie o i decessi. Esistono sono anche casi asintomatici dell’infezione. La malattia comunque si risolve quasi sempre entro 1 settimana circa dall’inizio dei sintomi.
Recentemente, ZIKV ha fatto parlare di sé per i 4 pazienti italiani provenienti dal Brasile ricoverati la scorsa primavera all’Ospedale Careggi di Firenze e guariti dopo pochi giorni di ricovero, ma soprattutto per quelli insorti dal 2014 ad oggi in Sud America, dove ZIKV ha provocato oltre 3.900 malformazioni fetali (microcefalia) e numerosi casi di encefalite, paralisi e disturbi della vista. Il legame del virus con le malformazioni fetali, aumentate soprattutto in Brasile di circa 20 volte, non è comunque ancora stato confermato. Vi è tuttavia evidenza che il virus si trasmette da madre a figlio e passa attraverso il liquido amniotico.
Il 18 gennaio scorso, il Focal Point Nazionale (FPN), punto di raccordo tecnico-scientifico con l’Autorità europea in tema di sanità, ha notificato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) 2 casi autoctoni di infezione da ZIKV a Saint Martin e Guadalupa, confermati in laboratorio, e altri 2 casi in cittadini tedeschi, tornati da Haiti a fine dicembre 2015. Al momento, secondo le notizie diramate dall’OMS, i casi di ZIKV sono 4 nello stato di New York, 4 in Gran Bretagna e 2 in Catalogna. Altri casi sono stati registrati nella Repubblica Dominicana, in Tailandia e proprio ieri in Danimarca.
La malattia è comunque in espansione.
Ad oggi, esistono test diagnostici disponibili solo in centri altamente specializzati e basati sulla ricerca di anticorpi specifici e dell’RNA virale; le cure attuali consistono in riposo a letto e rimedi di supporto per la febbre (antipiretici e somministrazione di liquidi) che rappresentano l’unico presidio terapeutico efficace. Meglio non assumere aspirina nel dubbio diagnostico con altre arbovirosi (es la Dengue), per il rischio emorragie. Allo stato attuale non esistono vaccini.
Per la prevenzione della malattia è importante la sorveglianza degli insetti e la lotta alla zanzara, riducendone la densità di popolazione e rimuovendo o modificando i siti di riproduzione. Importante anche ridurre il contatto tra zanzare e persone. Inoltre, dal momento che le zanzare Aedes pungono di giorno, si raccomanda a chi fa un riposo diurno, soprattutto bambini, malati o anziani, di riposare sotto zanzariere, trattate con o senza insetticidi.
Nelle zone dove ZIKV è presente, si consiglia di seguire rigorosamente misure per evitare le punture di zanzara, che – come per la malaria – includono l’uso di repellenti, insetticidi su abiti, tessuti e scarpe, abiti di colore chiaro (i colori scuri attraggono le zanzare), camicie a maniche lunghe e pantaloni. Non usare profumi durante il giorno e dotare stanze di zanzariere a porte e finestre per evitare l’entrata delle zanzare.
Precauzioni di base dovrebbero essere prese da chi viaggia in zone ad alto rischio (Brasile, Equador, Colombia, Caraibi fino a Capo Verde, Isole Samoa), in particolare donne in gravidanza. Non avendo a disposizione né un vaccino né farmaci profilattici per prevenire l’infezione, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, USA, raccomandano che tutte le donne incinte posticipino i viaggi in zone dove la trasmissione del virus ZIKA è in corso o evitino di andarci.
Ai fini della prevenzione della potenziale trasmissione trasfusionale, viene raccomandato di applicare il criterio di sospensione temporanea per 28 giorni per i donatori che abbiano soggiornato nelle aree dove si sono registrati casi autoctoni d’infezione (America del Sud, Caraibi, ecc).
Alcuni ministri sudamericani della salute (El Salvador, Jamaica ed Equador) hanno proposto di evitare le gravidanze per il biennio 2016-2017. Ma, a parte misure drastiche, è bene che le nostre viaggiatrici in età fertile abbiano consapevolezza di questo rischio. Se non c’è assoluta necessità, si sconsiglia infatti di viaggiare in quelle aree alle donne incinte fino a che non si capirà il reale ruolo di questo virus. È altamente consigliato uno screening dei viaggiatori al ritorno da zone endemiche per sospette infezioni febbrili, soprattutto nei mesi estivi.
E’ doveroso tenere presente che nel prossimo futuro si assisterà con molta probabilità alla diffusione di malattie infettive in luoghi dove non sono mai state presenti. La causa non è solo legata ai cambiamenti climatici. Anche la globalizzazione, l’aumento dei viaggi e dei commerci stanno rapidamente incrementando il tasso con cui queste malattie possono diffondersi nel giro di poco tempo in nuove aree geografiche.

* Carlo Contini, Ordinario del Dipartimento di Scienze mediche, Direttore della Sezione e della Scuola di Specializzazione di Malattie Infettive di Unife e dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive Universitarie.