Home in Vetrina Imbarco Perosino, una storia tra passioni e contese

Imbarco Perosino, una storia tra passioni e contese

227
0
CONDIVIDI

Torino. Ci sono storie di fronte alle quali si prova disagio, storie amare che richiamano domande a cui non si riesce a dare risposte certe e sicure. La storia dell’imbarco Perosino è una di queste. L’imbarco è fin dalla metà degli anni ‘80 un bar ristorante ma nacque molto prima, diciamo più di 85 anni fa come laboratorio per la costruzione di barche.

Correva l’anno 1936 quando Alberto Perosino comprò per 5.000 lire i locali sul Po all’altezza del Castello del Valentino, uno dei punti più belli della città di Torino. Era una semplice struttura in legno: qui il signor Alberto iniziò la sua attività di artigiano e barcaiolo. Prima le barche venivano costruite, poi affittate a chi voleva fare un giro sulle acque del Po e usate per traghettare chi aveva necessità di andare sulla riva opposta. I barcaioli non solo offrivano un servizio ma si prendevano cura del loro tratto di fiume e spesso e volentieri salvarono persone accidentalmente cadute in acqua. Cosa non rara e avvenuta anche pochi anni or sono quando a trarre in salvo il malcapitato fu la signora Graziella, figlia di Alberto Perosino.

Il signor Alberto continuò il suo lavoro fino a metà degli anni 60. Alla sua morte gli succedette la figlia Graziella barcaiola ella stessa oltre a essere insegnante di matematica in uno dei più conosciuti licei torinesi. Nel 1987, i locali vennero ristrutturati: l’imbarco Perosino poté affiancare all’attività dell’imbarco quella di ristorazione proponendo una buona cucina piemontese. Nel 2000 l’attività d’imbarco vero e proprio venne interrotta. L’imbarco Perosino diventa un noto locale cittadino con 150 posti a sedere alcuni anche all’aperto, sulla terrazza in riva al fiume. Tutta la ristrutturazione venne effettuata con la giusta documentazione, l’imbarco Perosino risulterà poi essere l’unico locale del Parco del Valentino a non aver commesso abusi edilizi. 

Alla gestione dell’imbarco presto si aggiunse anche Anna, la nipote di Alberto. Una storia di famiglia, tre generazioni coinvolte e fin qui tutto bene, potremmo dire una bella storia. Fino a quando la gestione del terreno fluviale su cui sorge l’imbarco passa da una gestione statale ad una gestione comunale. A complicare la questione, arriva a scadenza la stessa concessione dell’imbarco, quella per intenderci attiva fin dall’acquisto di nonno Alberto.  

Nascono problemi e attriti che vedranno il ricorso al Tribunale. L’ultimo atto di questa strada risale al novembre del 2018: la sentenza della Corte di Appello ha stabilito che la proprietà su cui sorge l’imbarco è del Comune. I concessionari cioè la famiglia Perosino devono corrispondere un affitto e l’uso del bene deve passare attraverso pubblico bando. Ma la vicenda non è conclusa così, perdendosi nei meandri di una vicenda dai tratti confusi e sfumati con tentativi di soluzione rimasti a voce, nessun contratto firmato. Il tutto in attesa che venga pubblicato un nuovo bando previsto per il 2023 anche se la signora Anna fatica a dedurre da dove questa data possa derivare.

Le posizioni risultano chiare, se non nella vicenda passata, sicuramente in quella futura. La famiglia Perosino vorrebbe poter continuare a gestire un’attività su cui ha investito con impegno e passione per anni. Passione risulta essere la parola chiave ripetuta con convinzione e tenacia dalla signora Anna, dalla nascita dell’imbarco, a partire dal lavoro del nonno, fino alle tante rinascite dei locali danneggiati più volte dalle piene più o meno rovinose dell’acqua del fiume e nel 2011 anche da un incendio.

Altrettanto chiara la posizione del Comune espressa dall’assessore all’Urbanistica Antonino Iaria in un video postato su Facebook. Ribadito che la struttura sorge su terreno demaniale, l’Imbarco dovrà trovare un gestore tramite apposito bando. Insomma, il comune non può gestire in modo diversificato le varie strutture che sorgono su terreno demaniale, il trattamento deve essere uguale per tutti.

Il video dell’assessore non è l’unico punto social della questione. Gli stessi Perosino hanno lanciato sul web una raccolta fondi per sostenere almeno una parte degli arretrati spettanti al Comune. Due posizioni antitetiche, in mezzo persone, un pezzo di storia stessa della città. Ma cosa è giusto in un caso come questo? Il richiamo all’uguaglianza ad ogni costo oppure è possibile trovare un modo nuovo e diverso per dirimere la questione? 

Vedi anche Graziella Perosino, l’ultima barcaiola del Po rischia lo sfratto. Aiutatemi a morire qui.