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L’acqua del Po che si beve a Ferrara

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Hera, investimenti per trasformare l’acqua del Po in potabile e pura

C’è chi dopo aver visitato l’impianto di potabilizzazione dell’acqua di Pontelagoscuro ha detto addio alle caraffe filtranti. Del resto l’acqua nelle vasche di stoccaggio, ultimo step del processo di purificazione, sembra quella di una piscina, odore di cloro compreso (’’aggiunta’’ d’obbligo prima dell’immissione in rete, per proteggere l’acqua da eventuali contaminazioni batteriche). E pensare che il punto di partenza è l’acqua del Po che, sebbene negli ultimi anni, assicurano gli esperti, abbia conosciuto un miglioramento qualitativo (anche grazie all’ottimizzazione nell’ambito dell’uso agricolo), nella primissima fase di trattamento si presenta torbida: ci sono fanghi, limo, sabbie e contaminanti che cambiano continuamente e richiedono una costante attenzione (in corso un progetto per studiare la presenza di sostanze di origine farmacologica).

Le analisi comunque sono continue. E continui sono anche gli investimenti per il miglioramento, anche dal punto di vista energetico, di tutti gli impianti: già previsti per quest’anno centinaia di migliaia di euro per il rifacimento di due delle tre linee del trattamento di ozonizzazione. Utilizza anche acqua di falda (20-40%) l’impianto di Pontelagoscuro, ma perlopiù (60-80%) l’acqua trattata è quella superficiale del fiume Po che, con caratteristiche chimico-fisiche evidentemente meno stabili rispetto all’acqua sotterranea, subisce un percorso di potabilizzazione a più fasi.

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Articolo di Giovanna Corrieri, pubblicato su ‘La Nuova Ferrara’ il 20 marzo 2021