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L’alluvione fatta con i se, Bomporto poteva essere salvata

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Durante una conferenza organizzata ieri mattina da una sigla sindacale di architetti e ingegneri, il professor Paolo Mignosa dell’Università di Parma ha spiegato che un muretto di 60 centimetri opportunamente posizionato avrebbe preservato il paese dall’arrivo dell’acqua.

Bomporto si poteva salvare dall’alluvione. A proteggerla sarebbe bastata una barriera alta 60 centimetri e lunga 750 metri. Come riporta l’agenzia Dire, a sostenerlo è il professor Paolo Mignosa, direttore del Dipartimento di Ingegneria civile ambientale di Parma e anche membro della commissione che sta indagando sulla rottura dell’argine del Secchia del 19 gennaio scorso. Mignosa, intervenuto ieri mattina presso l’auditorium di Confindustria Modena al convegno “Il nodo idraulico modenese”, organizzato dal sindacato degli ingegneri e architetti liberi professionisti, ha spiegato: “Secondo le simulazioni formulate dopo il disastro, da studi dell’Università di Parma si è notato come sarebbe stato sufficiente un tirante idraulico posizionato a livello della strada che costeggia Bomporto, di altezza variabile tra i 20 e i 60 centimetri e di una lunghezza di circa 750 metri, per evitare che il Comune venisse inondato dall’acqua”.

Sempre secondo il professore universitario, mentre Bastiglia “difficilmente si sarebbe potuta salvare”, Bomporto poteva evitare di andare sott’acqua, ma “si sarebbero dovuti avere a disposizione studi preventivi che simulano azioni da intraprendere in caso di rottura degli argini”. Insomma, con il senno di poi sembra troppo facile. Ma un ragionamento approfondito sulla prevenzione è proprio lo stimolo reale che il docente di ingegneria ha voluto lanciare al pubblico qualificato che lo ascoltava durante la relazione di stamane, cui ha partecipato insieme a Zanichelli, dirigente vicario Aipo, e Puma, segretario Autorità di bacino fiume Po.

Secondo Mignosa insomma, “per limitare i disastri relativi al nostro al nodo idraulico”, oltre alla manutenzione si potrebbero pianificare studi che “ipotizzano eventuali rotture o danni nella struttura arginale nelle diverse posizioni e le relative soluzioni per il contenimento del danno”. “Certamente non si tratterà mai di modelli precisi e dettagliati perchè ogni evento è un evento a sé – spiega l’ingegnere – ma certo se si facessero una serie di studi con ipotesi di intervento e si mettessero nel cassetto per poi tirarli fuori al momento del bisogno, non ci si troverebbe impreparati davanti ad eventi come l’alluvione”. (Dire)