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Le cicogne del Mezzano

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(foto di Fabio Piva)

In Italia, sino a qualche decennio fa, la Cicogna bianca (Ciconia Ciconia) era considerata estinta. L’elegante volatile non sostava più nei nostri territori durante le sue migrazioni e aveva anche smesso di nidificarvi. Gli ultimi dati storici relativi alla sua presenza in Italia risalivano al XVI secolo, il suo ritorno è stato attuato ed accertato poi, a seguito di un’azione di ripopolamento promosso dalla LIPU, a partire dal 1985.

La specie ad oggi è diffusa in Europa, Africa e Asia, spazi immensi abitualmente utilizzati per le migrazioni stagionali. Le cicogne europee trascorrono nel continente i periodi più caldi dell’anno, mentre svernano nelle miti regioni dell’Africa Sahariana e tropicale. Le principali rotte migratorie che collegano l’Africa all’Europa, sono essenzialmente due, la prima congiunge il West Africa all’Europa centrale, passando per lo stretto di Gibilterra, mentre la seconda collega l’Africa centro-orientale, la Grecia, sino alla Germania e alla Russia, attraversando il Mar Mediterraneo, lambendo il Mar nero. Solo una terza rotta, residuale, che in passato era stata abbandonata da questa specie, le vede oggi sorvolare l’Italia.

Le cicogne sono tornate a nidificare pure nei territorio del Delta del Po da qualche tempo ed alcuni birdwatcher, con discrezione, sono riusciti a immortalare i loro nidi che, ogni anno, con un orientamento unico al mondo, realizzano sempre nello stesso punto, molto in alto rispetto al suolo. Preferendo i tralicci, gli alti camini, i campanili e, più raramente, gli alberi.

Altra peculiarità di questa specie è che le coppie, una volta formate, non si dividono mai, rimanendo fedeli tutta la vita, percorrendo le stesse rotte migratorie e tornando sempre nello stesso luogo per costruire il nido ed allevare la prole insieme. Nel Mezzano, un territorio di campi e canali sito nelle valli del delta del Po, circondato dal canale Circondariale di Ostellato, da qualche anno, una coppia di splendide cicogne si da appuntamento sullo stesso traliccio per deporre e allevare la prole, solitamente due piccoli volatili ad ogni covata.

Le cicogne sono macchine perfette per percorrere lunghe rotte, planando con le loro grandi ali impiegano poche energie, riuscendo a percorrere enormi distanze. Amano le altezze e, in volo, sono in grado di raggiungere quote record, superiori ai 3000 mt di altitudine, sfruttando le correnti ascensionali calde e fredda.

Può capitare talvolta di scorgere cicogne isolate, al suolo, apparentemente spaesate, spesso in prossimità di fenomeni temporaleschi. E’ del tutto normale, in quanto questi maestosi uccelli, in caso di maltempo, o altra causa che modifica le correnti ascensionali da loro utilizzate durante il volo, scendono a terra, riprendendo la propria rotta solamente quando le condizioni lo permettono.

La cicogna bianca si distingue facilmente da altre specie di grandi volatili, considerato il piumaggio nero e bianco che la caratterizza, nonché il colore rosso vivo di becco e zampe, elementi che la distinguono nettamente dalla cicogna nera, anch’essa presente in Italia. Il Delta del Po si presta perfettamente come habitat ideale della cicogna bianca, che ama trovare nutrimento e rifugio in areali di pianura, spazi aperti paludosi e vallivi, in cui reperire piccoli pesci, anfibi e insetti.

Nonostante il suo importante ritorno faunistico nella penisola, la cicogna bianca è tuttora una specie in pericolo, minacciata dalle pratiche agricole invasive, dalla malagestione delle aree naturali, nonché dalle bonifiche delle zone umide, che in Italia coprono oltre 50.000 ettari, ma delle quali il 47 % risulta in cattivo stato di conservazione, il 32% inadeguato e solo il 4,7 risulta in uno stato favorevole, secondo l’ISPRA. Anche il cambiamento climatico, che favorisce desertificazione e stagioni sempre più secche e torride, sta indebolendo la specie a livello globale.