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Lungo i navigli di Milano: tra mito di bellezza e realtà di degrado

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di Gian Luigi Casalgrandi

Lunedì mattina (7 ottobre) mi alzo poco dopo l’alba per prendere il Freccia Bianca (l’italico treno col nome di un capo indiano), diretto a Milano per visitare ancora una volta la città e in particolare la zona dei Navigli. Arrivato in stazione, ammiriamo (io e mia figlia Simona che mi accompagna), come sempre, la splendida a “ardita” architettura del complesso, testimonianza di un’epoca che ha saputo innovare, prima di finire tragicamente nella maniera che tutti sappiamo. La città è tutta un susseguirsi di cantieri a cielo aperto, dove svettano le gru per i lavori in vista dell’imminente Expo. Bello e particolare (quasi mitteleuropeo) il centro storico, con gli eleganti negozi dei marchi più prestigiosi del made in Italy dai quali, schiere di stranieri sorridenti (specialmente giapponesi) escono con le borse degli acquisti. Poi lo sguardo (il mio) si pone inesorabilmente (tutte le volte, è così) sui risultati della stupidità (una moda copiata, non si sa perché, da altri Paesi): scritte dovunque, sui muri dei palazzi storici, su preziosi marmi, opere d’arte, arredi….

Giunti alla Darsena (arriviamo al titolo del pezzo) la troviamo in secca per la ristrutturazione; l’attiguo mercato coperto è un inno al degrado; qui la città non è più europea ma, diventa tristemente l’esempio della mancanza di rispetto per i beni pubblici e le proprietà altrui. I Navigli poi, propagandati dalle riviste specializzate come luoghi di visitare “caratterizzati dai tipici locali” in realtà, non sono altro che grandi canali colmi di rifiuti, ai cui lati si snodano strade intasate dalle automobili parcheggiate sotto le facciate dei palazzi anch’esse abbruttite dalle antiestetiche scritte. Domanda: cosa penseranno di noi gli stranieri che hanno percorso migliaia di chilometri per raggiungere (l’ex) Bel Paese e acquistare i prodotti dell’arte e dell’ingegno dei suoi abitanti ?. Sì, perché, non tutti gli italiani sono “imbratta muri”, tanti sono veri e propri artisti ineguagliabili.