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Lungo il Po ormai non si parla d’altro

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Ormai non basta più parlare di siccità grave e preoccupante, né di problemi per agricoltura e irrigazione. Non basta più dire che la portata del Po ha toccato il record negativo da oltre trent’anni per la stagione. Adesso siamo arrivati al record negativo da mezzo secolo. Lo afferma il comunicato stampa emesso alla fine della scorsa settimana dall’Autorità di Bacino. Il report che lo accompagna, relativo al livello del Po e alle precipitazioni degli ultimi mesi, è da mettersi le mani nei capelli.

Non piove dall’inizio di dicembre, dice in sostanza l’Autorità; il Po sta raggiungendo i valori minimi del 1972 e così pure i suoi affluenti Trebbia, Secchia e Reno (Emilia Romagna); in Piemonte e Lombardia la portata di Dora Baltea, Ticino e Adda è del 75% inferiore a quella normale. Una frase, se possibile, è ancora più funesta: la risalita del cuneo salino ha superato i 10 chilometri dalla costa.

Significa che la portata ridotta del grande fiume consente all’acqua salata del mare di mescolarsi a quella dolce e di penetrare verso l’entroterra. Con l’acqua “inquinata” dal sale, va da sé, non si possono irrigare i campi che hanno disperatamente bisogno di acqua: la siccità e la situazione del Po costituiscono un enorme problema per l’agricoltura, che già deve vedersela con il rincaro di carburante, energia e concimi derivato dalla situazione internazionale.

Ma la risalita del cuneo salino non minaccia solo l’agricoltura. Le mutate caratteristiche delle acque si ripercuotono sulla natura, o su quel che ne resta: si modificano gli habitat, le specie animali e vegetali, le catene alimentari.

Le medesime conseguenze peraltro derivano, o possono derivare, da un’azione che costituisce l’estrema carta da giocare per aiutare gli agricoltori e le loro terre assetate. E’ la deroga al deflusso minimo vitale dei fiumi, di cui già si parla in Lombardia. Il deflusso minimo vitale è la quantità d’acqua che deve rimanere in un fiume per garantirne l’integrità ecologica e per salvaguardare la comunità degli esseri viventi che lo abitano. Insomma, si prospetta una scelta: o le colture, o i pesci.

Per capire come siano arrivati a questo punto, può essere utile il bollettino pubblicato dall’Osservatorio siccità per iniziativa del CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche. L’ultimo numero è aggiornato alla fine di febbraio, e dunque non tiene nemmeno conto dell’assenza pressoché totale di pioggia in questo mese di marzo. La cartina che riassume la situazione a partire dal marzo 2021 vale più di mille parole.

E il futuro? Se non è piovuto e non piove, almeno pioverà? Le previsioni meteo a lungo termine non promettono per nulla bene. La cartina qui sotto è elaborata da Copernicus, il servizio meteo e clima dell’Unione Europea. Per aprile, maggio e giugno il giallo – il colore della siccità – sembra voler insistere sull’Italia, ad eccezione solo delle aree a ridosso delle Alpi.

Ma non solo. La situazione peggiora, e di molto, se si sfogliano le elaborazioni successive di Copernicus, rispettivamente per i trimestri maggio, giugno, luglio; e giugno, luglio, agosto. Il giallo sull’Italia si estende ulteriormente e soprattutto diventa ancora più carico. L’unica consolazione è che più lo scenario temporale si estende e si allontana, meno le previsioni tendono ad essere precise.